Immaginate quale sarebbe la vostra reazione se veniste a sapere che in qualche angolo sperduto del pianeta, miracolosamente scampato alla colonizzazione umana, è stata ritrovato qualche esemplare superstite di dodo (Raphus cucullatus), uro (Bos primigenius), tilacino (Thylacinus cynocephalus)… o di qualche altra specie estinta (in genere per la caccia forsennata dei sapiens). Sarebbe comunque una buona notizia pensando alla possibilità di reintrodurli nei loro habitat per viverci e riprodursi.
Questo in un certo senso è quanto accaduto con l’ibis eremita. Vittima del bracconaggio e dato irreparabilmente per estinto in Europa fin dal XVII secolo (nonostante ancora nel 1504 l’arcivescovo di Salisburgo ne avesse proibito la caccia per decreto), miracolosamente è tornato tra noi, ripercorrendo le rotte ancestrali delle sue migrazioni.
Sopravvissuto in piccolissime comunità in Marocco, oltre a qualche altro esemplare negli zoo e (la scoperta risale solo al 2002) in Siria, era comunque destinato alla totale estinzione. Se non che…
Per saperne di più ne abbiamo parlato con Roberta Peroni, responsabile della campagna antibracconaggio di Waldrappteam, il progetto europeo a cui si deve la salvezza e la reintroduzione del Geronticus eremita.
Gregario, questo volatile è lungo 70-80 cm, con un’apertura alare di 125-135, pesante circa un chilo e mezzo. Roberta ci spiega che non c’è molta differenza tra maschi e femmine e alla nascita è impossibile distinguerli. Per cui, dato che quasi tutti i loro protetti, equipaggiati con trasmettitori gps, hanno un nome proprio, capita talvolta che una femmina abbia un nome maschile e viceversa.
Ama “pascolare” in zone coltivate, con erba bassa, cercando il cibo (lombrichi, piccoli insetti) sotto terra con il becco sensibile, per cui frequenta – non sempre gradito – anche aeroporti e campi da golf (recentemente un paio di esemplari sono rimasti uccisi perché colpiti da una pallina). Sono animali socievoli e l’imprinting con gli umani avviene con facilità.
Il progetto a cui Roberta partecipa attivamente è iniziato alla fine degli anni ’90 quando Johannes Fritz (esponente del Konrad Lorenz Forschungsstelle di Grünau im Almtal) ebbe l’ispirazione di rivitalizzare con un piccolo gruppo di uccelli allevati il ripristino delle migrazioni stagionali (si ritiene che fino al 1600 svernassero soprattutto in Africa). Determinante per tale originale iniziativa il fatto che comunque alcuni partivano spontaneamente, ma “alla cieca” (il percorso della migrazione si apprende da altri ibis), finendo completamente fuori rotta, in Russia, sull’Atlantico, eccetera.
All’inizio venne considerato un progetto “folle” e gran parte dei colleghi gli consigliarono di lasciar perdere. Senza scoraggiarsi, il biologo austriaco “per insegnare loro la strada” scelse di utilizzare il parapendio, più adatto del deltaplano in quanto più lento con i suoi 40 km orari. Prese quindi il brevetto, e non mancarono gli incidenti al momento di impratichirsi nell’utilizzo dell’ultraleggero.

La prima migrazione di ibis eremita guidata dall’uomo risale al 2004. Oltre al pilota, vi salivano le “mamme” (persone che li avevano accuditi e nutriti per oltre 200 giorni) seguite fedelmente dai giovani esemplari alla loro prima migrazione.
Ma il primo gruppo, una volta partito dal sito di Überlingen (in Germania, sul lago di Costanza), sbagliò direzione.
Accadeva poi che gli ibis si stancassero e scendessero a terra troppo presto per cui – soprattutto nei primi tentativi – parte del percorso veniva compiuto a bordo di qualche mezzo. Comunque alla fine, dopo una serie di pernottamenti con accampamento, si giungeva alla destinazione: un’oasi del wwf presso la laguna di Orbetello, il luogo più a nord dove il terreno d’inverno non gela consentendo loro di nutrirsi. Pronti a ripercorrere la strada autonomamente al ritorno in primavera e in seguito insegnarla, trasmetterla ai loro discendenti.
In pratica, osserva Roberta, ”dal 2004 i giovani ibis allevati dall’uomo vengono guidati dalle colonie riproduttive a nord delle Alpi fino al sito di svernamento in Toscana, assicurando che apprendano la rotta migratoria per i loro futuri viaggi in autonomia”. Qui Roberta si interrompe per raccontarci, non senza commozione, la storia, emblematica nella sua tragicità, di Zoppo, un esemplare di sette anni che quest’anno aveva guidato Zaz, una piccolina di neanche cinque mesi, nella sua prima migrazione.
Immondo bracconaggio
Già nel 2017 Zoppo, definito “un pioniere”, aveva seguito un ultraleggero da Überlingen (estremo sud della Germania) attraverso le Alpi fino all’Italia e “nel 2020 era diventato il primo ibis eremita sessualmente maturo, dopo oltre 400 anni, a tornare indipendentemente nel sito di riproduzione sul Lago di Costanza. Un traguardo fondamentale, di inestimabile importanza per la creazione di una nuova colonia europea”.
Da allora Zoppo era sempre stato il primo ibis a tornare in primavera, un vero e proprio simbolo per il Progetto life20 nat/at/000049.
Invece la giovanissima Zaz era nata in natura nel 2025 a Überlingen e stava imparando la rotta da Zoppo “seguendolo passo dopo passo nel suo primo viaggio verso sud”.
La coppia era partita dal sito riproduttivo all’inizio di ottobre 2025 ed era entrata in Svizzera nel Cantone dei Grigioni, sfruttando le correnti ascensionali. Il 16 ottobre erano riusciti a superare la barriera alpina nei pressi del Piz Gallagiun, a quasi 3000 metri di altitudine. Si erano quindi fermati su un prato di Dubino, in provincia di Sondrio, in cerca di cibo e di riposo. E qui, “un’ora dopo essere entrati in Italia”, venivano assassinati a fucilate.
Per Roberta si è trattato di “un atto brutale che non solo ha privato il Progetto di uno dei suoi esemplari fondatori, ma ha anche profondamente scosso la vasta comunità internazionale che da anni seguiva il viaggio di Zoppo. Abbiamo ricevuto dall’Austria le coordinate gps esatte e l’orario della morte e abbiamo subito informato i carabinieri forestali. La loro reattività è stata essenziale”.
Grazie anche al supporto della Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, è stata immediatamente avviata un’approfondita indagine recuperando i trasmettitori. In conclusione, a un sospettato sono stati “sequestrati armi, munizioni, dispositivi elettronici e la licenza di caccia e ora dovrà rispondere di accuse tra cui uccisione di fauna protetta e possesso illegale di armi”.
Un conferma, ha sottolineato il dottor Johannes Fritz, che “il bracconaggio resta la minaccia più grave per l’ibis eremita in Italia. L’uccisione di due esemplari a meno di un’ora dal loro arrivo in Italia è un promemoria doloroso della grave minaccia che questo crimine rappresenta per la biodiversità e dell’urgenza di combatterlo”.
Tra l’altro (coincidenza?) l’episodio è avvenuto in un momento di grande preoccupazione riguardo al Disegno di legge 1552, una proposta legislativa “con cui si vorrebbe estendere la stagione venatoria anche a periodi cruciali per i migratori mettendo ulteriormente a rischio popolazioni già vulnerabili”, come ricordava Angela Di Pumpo, ugualmente responsabile della campagna anti-bracconaggio.
Attualmente in provincia di Udine, a Fagagna nell’oasi di Quadris, esiste una colonia stanziale nidificante. A volte i componenti si accoppiano con quelli di Überlingen e alcuni imparano a nuovamente migrare.
Le colonie in genere trascorrono le ore notturne su pareti o scogliere (ma non sono uccelli acquatici). Quanto al luogo prescelto per la nidificazione, preferiscono le cavità su qualche parete rocciosa. Ma non mancano di spirito di adattamento. Zoppo per esempio aveva nidificato sopra un edificio particolare, una torre di scambio termico (una sorta di silos). Altri, come ad Aviano, dentro la base, su alcuni davanzali. A Viareggio addirittura anche sopra i pini marittimi mentre a Orbetello non disdegnano le torrette dell’elettricità abbandonate. In altri casi hanno nidificato sopra vecchie palme e a Tarquinia c’è stato un tentativo su una torre piezometrica (un serbatoio per l’acqua).
Il gps di cui sono dotati pesa 22 grammi. È aerodinamico (ottenuto da sperimentazioni nelle gallerie del vento), alimentato con pannellino solare, con 5 metri di approssimazione e costa circa 800 euro. Oltre al gps ci sono altri sensori per quota, luce, velocità, e in grado di stabilire la posizione del corpo, ossia se è in piedi o sdraiato, se è lento, se zoppica… e naturalmente anche di sergnalarne la morte.
Attualmente si calcola siano circa 230 individui tra Austria e Italia, più altri 50 in Spagna. Da qualche anno infatti alcuni scelgono di migrare verso l’Andalusia (anche se il percorso è quasi tre volte più lungo), dove fino alla fine del secolo corso esisteva una colonia stanziale di circa 300 esemplari. La scelta del nuovo percorso potrebbe derivare dalle difficoltà nel superare le Alpi. Forse per i cambiamenti climatici, partono non in settembre ma anche 40 giorni dopo, quando non ci sono più le condizione favorevoli, tra cui le termiche grazie alle quali superano le alte montagne.
Roberta ci spiega che ogni esemplare ha il suo carattere, la sua personalità. Alcuni sono abitudinari, altri più avventurosi (e ovviamente sono quelli che rischiano di più). Così anche nell’allevamento dei piccoli (in genere due): ci sono padri molto “seri”, impegnati, altri meno “responsabili”…
Sono uccelli monogami stagionali, ma in qualche caso la relazione si protrae nel tempo. Roberta ci espone il caso di una coppia che si è ricongiunta partendo lo stesso giorno da circa 300 chilometri di distanza per ritrovarsi in luogo dove nessuno dei due era mai transitato. Tanto da far supporre che “abbiano un sistema di comunicazione che noi non conosciamo”.
Tra le cause di morte, innanzitutto il bracconaggio (36% soprattutto in Italia da ottobre a gennaio). Altri per folgorazione (il 34%, per lo più in Austria), altri ancora sono vittime delle auto. Poi ci sono i “desaparecidos”, quando non risulta più traccia del gps: facile ipotizzare che qualcuno, dopo aver ucciso l’ibis, abbia interesse a farlo sparire. Se nel 2023-2024 si sono registrate 6 vittime di bracconaggio in Italia, il numero è salito a 11 nel 2024-2025.
Dato il rapporto personale, l’empatia che si viene a creare (ognuno ha un nome, è un individuo), Roberta, così come tutti gli altri volontari, periodicamente si trova a dover fare i conti con la “risoluzione dl lutto” quando uno dei loro protetti viene ucciso. Per reagire resta fondamentale “dar voce a chi non ha voce, alle vittime”, come ben sa anche chi si occupa di diritti umani. Per esempio, da quella che giustamente non esita a definire “una tragedia” (l’uccisione di Zoppo e di Zaz) è emerso anche qualcosa di positivo, come “la partecipazione di tante associazioni che con noi si sono costituite parte civile”.
Un atto brutale che può far comprendere quale sia in generale – non solo dell’ibis eremita – la sorte degli uccelli migratori.












