Huihoro

Ho assistito all’ultima rappresentazione della piece teatrale Huiroro, Visioni del Destino, al Petit Théâtre di Te Fare Tauhiti Nui, la Casa della Cultura di Tahiti, grazie all’associazione Teata Maruao, fondata nel 1998 da John Mairai, della quale Martin Coeroli è l’attuale presidente.
Autore del testo Martin Coeroli, che si è ispirato alla storia trasmessa oralmente di generazione in generazione sull’isola di Hao, riportata da Makau Foster, capo della troupe Tamariki Poerani,
Lo spettacolo vanta la partecipazione di attori francesi, Mā’ohi e Pa’umotu (dell’arcipelago polinesiano delle isole Tuamotu).
Martin Coeroli vuole continuare l’opera di John Mairai “per proseguire il lavoro teatrale specifico dei polinesiani. Il nostro modo di fare teatro è completamente diverso da come avviene in Francia o all’estero. John Mairai ha adattato opere teatrali francesi in reo Mā’ohi [la lingua polinesiana] e ha creato opere originali interamente in reo Mā’ohi”.
Huiroro, regina di Haoroagai villaggio dell’atollo di Hao, vissuta diverse generazioni prima degli esperimenti nucleari realizzati con il Pacific Experimentation Center, sogna che guerrieri dalla pelle bianca, trasportati da uccelli e navi senza bilanciere, invadano la sua isola per condurre esperimenti mortali.
Venne considerata pazza, tanto che – come spiega Coeroli – ancora oggi si dice: “È Huiroro”.
L’autore, che collabora con Makau Foster da molti anni, è profondo conoscitore della storia delle isole Tuamotu e ha riunito tre lingue: francese, reo Mā’ohi e Pa’umotu.
“Per aiutare i francofoni, i popa’ā che arrivano, si stabiliscono e desiderano conoscere la cultura polinesiana; ma anche per aiutare i polinesiani stessi che non parlano più reo Mā’ohi, che non sentono più parlare il Pa’umotu. Per far comprendere la poesia di queste lingue. Il modo in cui i polinesiani si esprimevano è poetico, perché i polinesiani sono sì navigatori e guerrieri, ma anche artisti e poeti”.

Attraverso la visione profetica, l’opera tesse un potente legame tra l’antico passato del popolo polinesiano e la recente storia nucleare della Polinesia.
Per la prima volta, questo tema scottante viene esplorato con la forza della poesia polinesiana: sia nel testo sia nella messa in scena, la parola parlata, le immagini e il ritmo dei pahu, i tamburi, diventano il linguaggio della memoria. Questo approccio unico getta nuova luce sulle conseguenze umane, ambientali e culturali del Pacific Experimentation Center, infondendo loro profondità, dignità e umanità.

Huiroro compie così un atto essenziale di trasmissione. Il suo messaggio finale risuona potentemente: se riusciamo ad affrontare la nostra storia, essa non potrà più essere cancellata o dimenticata.
La regia è stata affidata alla compagna di John Mairai, Christine Bennett, insegnante di teatro Conservatorio.
Dieci personaggi popolano la storia, un modo di raccontare l’evento nucleare attraverso gli occhi del popolo Pa’umotu. Ecco il consigliere ingenuo, il negoziatore, lo stregone che lancia incantesimi, il guerriero, il cieco…
Fra gli attori spicca il cantante Manaarii Maruhi, nel ruolo dello stregone è il giovanissimo Tuariki Teai, allievo prediletto di John Mairai, ogni giorno più simile al maestro.
La storia dei polinesiani può offrire molto dal punto di vista spirituale, ecologico e politico. È un modo di pensare. Si dice che il linguaggio esprima il pensiero, e il pensiero polinesiano è molto specifico. È aperto al mondo ma assai protettivo dell’ambiente.
La morale: l’unico modo per essere resilienti è fare affidamento su se stessi e sulla propria cultura.