La sera di domenica 4 gennaio 2026, l’ottavo giorno della rivolta nazionale, Teheran e molte altre città hanno assistito a intense manifestazioni e scontri tra giovani ribelli e le forze della repressione. Negli ultimi otto giorni, la rivolta si è estesa a 107 città in tutto l’Iran.
Nonostante l’allerta massima da parte delle forze militari, della sicurezza statale e dei servizi segreti, i residenti della capitale hanno protestato in diverse zone della città, tra cui Jomhouri, Moshiriyeh, Sadeghieh, Narmak (Haft Hoz), Tehransar, Valiasr Town, Jannat Abad, Chaharrah-e Sirous e altre vie centrali, scandendo slogan come “Morte a Khamenei”.
Domenica mattina, le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni e pistole a pallini contro commercianti e negozianti in protesta nelle vie Saadi e Hafez e intorno ai passaggi Alaeddin e Charsou. Giovani ribelli hanno resistito al raid incendiando cassonetti e creando posti di blocco. In via Molavi, agenti del regime hanno aperto il fuoco sui venditori di tende che manifestavano. All’Università Tarbiat Modares e nei dormitori dell’Università Khajeh Nasir, gli studenti hanno scandito slogan come “Questa nazione non sarà una nazione finché i mullah non saranno sepolti”. Gli scontri tra studenti e forze repressive sono continuati fino a tarda notte. Gli studenti di Tarbiat Modares a Teheran e Birjand hanno promesso di continuare la rivolta con slogan come “Basiji, irgc [i pasdaran], siete il nostro isis”.
A Kermanshah, i cittadini che protestavano nelle strade di Jafarabad e Shariati hanno intonato slogan come “Morte al dittatore, morte a Khamenei” e hanno costretto la polizia alla fuga.

Grande esplosione nella città di Amol.

A Nurabad Mamasani (provincia di Fars), le manifestazioni si sono trasformate in scontri armati con agenti del regime, con scontri a fuoco nelle strade. A Isfahan, giovani ribelli si sono scontrati con le forze repressive a Si-o-Se-Pol, al ponte di Khaju e a Chaharbagh, incendiando i loro veicoli. A Fuladshahr, Isfahan, giovani coraggiosi hanno affrontato le forze di polizia che sparavano sui manifestanti. Il regime, temendo l’espansione della rivolta studentesca, ha chiuso l’Università Tecnologica di Isfahan per nove giorni.

Le città attualmente interessate dagli scontri.

A Malekshahi, nella provincia di Ilam, una grande folla ha partecipato al funerale di tre martiri nel cimitero cittadino, scandendo slogan come “Ucciderò colui che ha ucciso mio fratello” e “Morte a Khamenei”. La cerimonia di sepoltura di Reza Azimzadeh si è trasformata in una protesta da parte dei residenti infuriati. I giovani hanno bloccato le strade appiccando incendi ed erigendo barricate.
Domenica sera, i governativi hanno attaccato anche l’ospedale Khomeini di Ilam, dove erano ricoverati i feriti dei recenti scontri, e li hanno picchiati. I residenti si sono precipitati sul posto per prestare soccorso ai feriti, appiccando incendi, creando barricate e bloccando le strade fino a tarda notte.
A Kuhdasht, nella provincia di Lorestan, il corpo del martire Amir Hesam Khodayari è stato portato in processione funebre al grido di “Madre, madre, è tempo di guerra”. A Hafshejan (provincia di Chaharmahal e Bakhtiari), il corpo del martire quindicenne Soroush Soleimani, ucciso sabato 3 gennaio 2026 dal fuoco diretto delle forze del regime, è stato sepolto tra i cori di “Questo fiore appassito è un dono alla patria” e “Oggi è un giorno di lutto, un giorno di lutto, il valoroso Hafshejan è in lutto oggi”.
A Mehdi Shahr, nella provincia di Semnan, si è tenuta una manifestazione di protesta al grido di “Morte al dittatore”.
Domenica pomeriggio, i manifestanti hanno bloccato la strada Ahvaz-Andimeshk ad Abdolkhan, Ahvaz, incendiando pneumatici.
A Qorveh, nella provincia del Kurdistan, i giovani in protesta si sono scontrati con la polizia.
A Mashhad (Ahmadabad e Shandiz), gli abitanti, guidati da cittadine coraggiosissime, si sono scontrati con le forze di sicurezza scandendo slogan come “Morte al dittatore”.
A Sari, Mashkan-e Niriz, Yazd, Lahijan, Sarableh, Hamedan, Bushehr, Yasuj, Zahedan, Qazvin, Dorud, Khorramabad e Dezful (Abdol Khan), i giovani ribelli hanno preso il controllo delle strade appiccando incendi, bloccando le strade e scontrandosi con i mercenari del regime.

National Council of Resistance of Iran