Di primo acchito, la scomparsa di Umberto Bossi sembrerebbe aver messo simbolicamente la parola fine al capitolo del padanismo politico (diciamo “leghista”, poiché quello culturale ha ben altre fondamenta). Al contrario, pare proprio che questa perdita abbia riaperto discussioni e ipotesi sul futuro della questione settentrionale.
Per esempio l’articolista Cuoreverde, sempre molto puntuale nelle analisi su questo argomento, in una sua comunicazione personale mi ricorda che “in questi giorni negli ambienti ‘post-leghisti’ si è acceso un dibattito, promosso in particolare da Giuseppe Leoni, su una possibile riconciliazione degli ex leghisti con la Lega di Salvini”.
Cuoreverde ha espresso la sua perplessità (per usare un eufemismo) in un articolo su “La Nuova Padania” dal titolo Riconciliazione a Pontida?
Non ho alcuna intenzione di riappacificarmi con una classe dirigente politica che, dopo anni di entusiasmo o di passiva accettazione delle svolte nazionaliste e sovraniste, e senza aver opposto resistenza alle derive più estreme e divisive del partito, ora riscopre il “nordismo”.
Leader nazionali e regionali che, nel corso degli anni, non hanno mai messo in discussione nelle sedi appropriate le scelte o le strategie del partito e del suo leader, nemmeno all’ultimo congresso di Firenze, dove il generale Vannacci è stato nominato vicesegretario.
Una classe dirigente che, in tutti questi anni, ha beneficiato elettoralmente di quei cambiamenti, i quali inizialmente hanno certamente portato ad un ampio consenso, ma che hanno anche contribuito a consolidare un’immagine sempre più divisiva e polarizzante del partito. […]
Chi, come me, non ha mai mutato le proprie convinzioni, è stato spesso visto con compassione come un “reduce” nostalgico di un’idea politica ormai superata, che avrebbe dovuto cedere il passo ad un ruggente sovranismo nazionalista. Per anni ho percorso sentieri isolati, paralleli a molti altri, ma in sintonia solo con i pochi che hanno sempre mantenuto il loro ideale.
Nessuna riconciliazione: preferisco la mia solitudine “intellettuale”. […] Forse un giorno i nostri percorsi […] si incroceranno di nuovo e ci rincontreremo. […] Tuttavia, sono certo che non incontrerò mai chi ha abbandonato quei sentieri da anni, e forse nemmeno li ha mai realmente percorsi.
In effetti anche noi vecchi etnisti – che mai per un attimo nei decenni abbiamo considerato la Lega Nord un possibile traghetto verso l’autodeterminazione – almeno un aspetto positivo lo vediamo in una intuizione del periodo bossiano, il Parlamento della Padania. È sempre Cuoreverde a ricordarmelo nella sua lettera personale, rafforzando la mia antica certezza che un movimento autonomista o indipendentista non debba mai avere una connotazione “politica”, nel senso di ideologie o, come si dice, di simpatie a “destra” o sinistra”. Questo per almeno due motivi ovvi: primo, un gruppo etnico è fatto da una popolazione i cui singoli individui hanno idee diverse, e tu lo stai difendendo nel suo complesso; secondo, non devi costringere una persona a scegliere tra l’autodeterminazione e la sua convinzione politica.
Come osserva Cuoreverde, “bisognerebbe superare il modello del partito ‘ecumenico’ del Nord. Secondo me bisognerebbe recuperare, con gli opportuni aggiornamenti, l’esperienza dei partiti padani eletti nel 1997 appunto nel Parlamento della Padania. Si parla spesso di modello catalano senza però specificare che è basato su una pluralità di partiti indipendentisti di vario orientamento che si oppongono ai partiti unionisti. Nel 1997, la Lega Nord indisse le elezioni del Parlamento della Padania, a cui parteciparono partiti come i Cattolici Padani, Padania Liberale e Libertaria, Forza Padania, Destra Padana, Leoni Padani, Comunisti Padani e altri. Il limite di quell’esperienza, descritta nel saggio Padani alle urne (2023) di Gabriele Maestri, fu che quei partiti, rappresentativi dei vari orientamenti politici, rimasero confinati nel Parlamento della Padania, un organismo consultivo ‘legacentrico’ senza alcuna proiezione esterna”.
Cuoreverde ha anche ritrovato le copie della pubblicazione (1998) Parlamento Padano, che proponiamo come prezioso documento storico.












