Strage etnica e apartheid per le donne

Sappiamo che per i beluci le cose non vanno tanto bene in Pakistan, ma per quelli che vivono in Iran forse è ancora peggio. Anche se ovviamente per le minoranze e per gli oppositori in genere – e per le donne in particolare – si tratta di un “mal comune”.
Andiamo con ordine.
Secondo l’organizzazione Baloch Activists Campaign (bac, citata dall’agenzia curda Mezopotamya) nei primi tre mesi del 2025 la repressione del regime di Teheran avrebbe causato direttamente la morte di almeno trenta beluci, tra cui 4 donne e 2 minorenni (oltre a una sessantina di feriti). Stando alle cifre ufficiali, presumibilmente per difetto, sarebbero 218 i beluci arrestati (tra loro 5 bambini).
Inoltre 24 beluci sono stati giustiziati (altri 3 sono in attesa dell’esecuzione) e 2 sono deceduti a causa delle mine anti-persona posizionate dai Guardiani della rivoluzione nelle zone di frontiera (causando la morte di almeno altre 7 persone; presumibilmente kolbar o migranti).
Sempre dal rapporto della bac si apprende che almeno 3 donne beluci sono state assassinate da uomini appartenenti alla loro famiglia e 3 hanno perso la vita in circostanze sospette. Altre 2, incinte, sarebbero morte a causa della negligenza dei medici.
La conclusione è che “l’uccisione di civili, le esecuzioni di massa, la repressione, gli arresti arbitrari, la violenza contro le donne e le morti dovute a negligenza ospedaliera indicano che il governo non solo non ha cercato di migliorare le condizioni di vita dei beluci, ma ha intensificato la repressione mettendo in pericolo la sicurezza e la vita dei cittadini”.
bac si rivolge alle istituzioni internazionali dei diritti umani e alle organizzazioni che difendono i diritti delle donne e dei bambini affinché “prestino attenzione a questa situazione esercitando pressione sulla Repubblica islamica d’Iran per porre fine a questo processo”.
Ovviamente i problemi non riguardano solo i beluci. Secondo la ong di difesa dei diritti umani hengaw, solo nel mese di marzo il regime iraniano ha eseguito complessivamente 58 condanne a morte. Sia di beluci si di curdi, turchi, afgani, eccetera.
Un incremento non da poco pensando che nel marzo 2024 le esecuzioni erano state “solo” 18.
In alcuni casi le condanne sono state eseguite segretamente, senza informare i familiari e senza permettere loro un ultimo incontro.
Sempre in base alla documentazione di hengaw, tra le persone inviate alla forca nel marzo 2025 vi erano quattro donne (due a Ourmia, una a Machhad e una a Ispahan). Si tratta di Asieh Ghavicheshm, Nasrin Barani, Kosar Baghernejad e Mozhgan Azarpisheh.
Tre di loro erano accusate di omicidio e una di traffico di sostanze stupefacenti. Non risulterebbero invece esecuzioni recenti di minorenni.
hengaw è stata in grado di fornire anche statistiche e percentuali. 18 dei condannati a morte (31%) erano persiani e 14 quelli turchi (24%).
Quanto alle altre minoranze, sarebbero 6 i condannati a morte appartenenti all’etnia luri; 4 tra gilaki e mazanderanii; 3 i beluci, 2 i curdi e uno rispettivamente per tat, arabi e turcomanni. A cui vanno aggiunti 4 espatriati afgani e altri 4 di origine sconosciuta.
Circa il 50% era stato condannato per reati legati al traffico di stupefacenti, il 28% per omicidio.
La maggior parte delle esecuzioni è avvenuta nelle prigioni delle province di Khorasan-e Razavi (9), dell’Azerbaïdjan orientale (6) e di Lorestan (5).
Sempre nel mese di marzo, in Iran sono state arrestate dalle forze di sicurezza almeno 17 attiviste (13,5 % del totale delle persone arrestate). Tra loro nove militanti curde legate al movimento Jin, Jiyan, Azadi.
Si tratta di: Sedigheh Noorbala, Fatemeh Atashi Khiavi, Marziyeh Ghafari Zadeh,, Rojbin Afsoon, Avin Ahmadi, Sarya Ahmadi, Leila Pashaei, Baran Saeidi, Soma Mohammadzadeh, Shno Mohammadi, Sedigheh Noorbala, Fatemeh Atashi Khiavi, Marziyeh Ghafari Zadeh, Leila Qolikhani Ganjeh, Rojbin Afsoon, Avin Ahmadi, Sarya Ahmadi, Sima Alipour, Mehregan Namavar, Soheila Motaei, Nina Golestani, Anisa Fanaeian e Arezoo Jalilzadeh.
Altre sei militanti venivano intanto condannate e incarcerate: Narges Nasri (condannata a 10 anni), Fereshteh Souri (un anno), Mandana Sadeghi (4 anni, 2 mesi e 7 giorni), Farzaneh Yahyaabadi (3 mesi), Hamideh Zarei (un anno e 6 mesi), Kobra Taherkhani (3 anni). Nello stesso periodo si sono verificati almeno otto femminicidi (per mano di mariti, fidanzati, fratelli…). Sia gli arresti sia le condanne al carcere e i femminicidi sono la conseguenza delle leggi segregazioniste che nel regime iraniano impongono un vero e proprio apartheid di genere. Alimentando l’oppressione delle donne e una sorta di misoginia istituzionalizzata. Nel 2024 i femminicidi documentati in Iran erano stati 191 (cifre fornita da hengaw).