No, non chiamiamoli maranza

    Gli psicopatici che ci hanno riempito di tagliagole adesso non vogliono che i loro pupilli vengano identificati con l’appellativo di “maranza”, giusto per non ghettizzarli.
    Be’, non lo vorremmo neppure noi.
    Per dire, nel panorama milanese sono sempre esistite figure ai margini della società, ma a essa appartenenti, chiamate con vari nomignoli tipo giargiana, barbùn, clochard (essendosi ormai estinti tarluc, balabiott, barlafüss) e ovviamente terùn. Parlare di maranza significa semplicemente aggiungere una categoria recente alla popolazione locale, come se ne facesse parte. No, perdio, di prima, seconda o trentesima generazione, questi sono nordafricani, punto.
    Ora, tralasciando i sullodati psicopatici – i cui numerosi giornali non indicano mai l’etnia di chi compie reati, tentando di ritardare il momento della reazione violenta al fenomeno – quello che fa imbestialire è che è proprio la “controparte” centrodestrorsa a fornire motivi di esistenza all’orda. C’è da non credere ai propri occhi quando il virtuoso Del Debbio invita in trasmissione un piccolo tagliagole a spiegare perché porta il coltello e lo usa per rubare. In un mondo non distopico come il nostro, ci sarebbe un’immediata irruzione della polizia nello studio televisivo per arrestarlo, essendo il suo come minimo un incitamento alla violenza. Ma no, lo stronzetto sembra appartenere a una categoria svantaggiata, un essere quasi pittoresco cui dare spazio nelle emittenti o nei social.
    E nelle rarefatte testate giornalistiche destrorse troviamo, copiosi, titoli come Coltelli e insicurezza, la solitudine dei giovani della “Generazione Z” (“Libero”). Ma di quale cavolo di generazione stanno parlando? Di quale solitudine? Sì, va bene, ricoglioniti dai lockdown lo sappiamo, ma “coltelli”? Con i coltelli non vanno in giro i nostri giovani ma gli arabi.
    Poi fatela finita di parlare di educazione, famiglie, scuole, eccetera: questi non sono una “generazione”, sono il risultato di 1400 anni di rimbambimento a base di princìpi per cui tu puoi fare qualsiasi porcheria a donne, bambini e infedeli, tanto dio non solo ti perdona ma ti premia. E quei genitori che ogni volta chiedono scusa andrebbero buttati fuori insieme ai loro figli, che hanno cresciuto a propria immagine e somiglianza.

     

    antropologia quotidiana