La recente visita di Leone XIV a Barcellona per inaugurare la torre del Cristo Redentore della Sagrada Família – il tempio dell’architetto Antoni Gaudí, storico paladino dell’identità catalana – ha messo ancora una volta in luce il profondo conflitto politico tra la Catalogna e la Spagna. Per molti cittadini, le autorità di Madrid hanno tentato di utilizzare questo evento religioso di risonanza mondiale come strumento geopolitico. L’obiettivo era quello di proiettare un’immagine di assoluta normalità istituzionale e di cercare di attenuare, agli occhi della comunità internazionale, le rivendicazioni di autodeterminazione del popolo catalano.
Da anni una parte molto significativa della popolazione catalana rivendica il diritto di decidere del proprio futuro politico e smettere di essere una colonia (la spoliazione fiscale della Catalogna fa sì che ogni anno 25,5 miliardi di euro, pari al 10% del pil catalano, vadano a Madrid senza mai tornare indietro).
Anche i preparativi per la visita papale sono diventati fonte di conflitto identitario, soprattutto quando è stato annunciato che la cerimonia ufficiale si sarebbe svolta quasi interamente in spagnolo e non in catalano. Questa decisione, promossa dalla Conferenza Episcopale Spagnola, è stata vista come un tentativo di “spagnolizzare” sia l’eredità di Gaudí sia la basilica stessa. Si tratta di una pratica che molti settori catalani descrivono come una politica coloniale, in quanto riduce il catalano a una lingua secondaria o regionale. Sebbene le proteste dei cittadini abbiano costretto il Vaticano a modificare il copione per includere la loro lingua, la presenza dello spagnolo ha sfiorato il 50% della cerimonia, accompagnata da una forte rappresentanza della monarchia e del governo centrale.
La tensione ha raggiunto il culmine al termine della cerimonia. I 600 coristi provenienti da vari cori locali, incaricati della parte musicale dell’evento, hanno organizzato una protesta pacifica per mostrare al mondo che il desiderio di indipendenza rimane vivo. Nel momento in cui stavano per intonare l’inno nazionale della Catalogna ed esporre bandiere indipendentiste, le forze di sicurezza dello Stato sono intervenute immediatamente, allontanandoli dal tempio e trattenendoli in strada. Questa risposta poliziesca così energica rivela come la Spagna sia disposta a tutto per impedire che il conflitto venga percepito a livello internazionale, ma allo stesso tempo dimostra anche la volontà della società catalana di resistere. In qualsiasi occasione.












