Peñafiel, nella provincia di Valladolid, è una cittadina di circa cinquemila abitanti nella comunità di Castilla León. Ogni anno, sotto le muraglie dell’imponente castello che incombe dall’alto di un colle a forma di nave, la Domenica di Pasqua si celebra una delle tradizioni più emozionanti e singolari della Settimana Santa castigliana. È la Bajada del Ángel, la calata dell’angelo, il momento in cui un angelo-bambino scende dal cielo per togliere il velo del lutto alla Vergine Maria, simboleggiando l’annuncio della resurrezione di Cristo.
I documenti più antichi che fanno riferimento alla rappresentazione risalgono alla fine del XVIII secolo, anche se in questi stessi testi si afferma che la tradizione è ben più antica. Gli storici ipotizzano che possa trattarsi di un’evoluzione degli Autos Sacramentales medievali, piccole rappresentazioni teatrali celebrate nelle chiese per mostrare ai fedeli i misteri della fede cattolica attraverso allegorie e simboli.

La Bajada del Ángel di Peñafiel
Il castello di Peñafiel.

Influenza italiana

Tra l’altro, la festa di Peñafiel ha un legame diretto con l’Italia. Esiste infatti un interesse crescente nel creare una rete europea per le tradizioni degli “angeli volanti” che connetta Spagna e Italia, con l’obiettivo di chiedere all’unesco il riconoscimento di queste particolare rappresentazioni come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.
La “fratellanza” tra le varie feste non riguarda soltanto la cerimonia in sé, ma anche la struttura meccanica che la rende possibile. Per esempio, la Bajada del Ángel utilizza un sistema di carrucole e una struttura che consentono a un bambino di essere calato dall’alto. Un simile congegno ha origine da quelli progettati da architetti e artisti italiani nel XV e XVI secolo per le Sacre Rappresentazioni. Filippo Brunelleschi, il celebre architetto della cupola di Firenze, fu pioniere nella progettazione di macchine per “far volare” angeli nelle chiese italiane. Questi sistemi di scenotecnica giunsero in Spagna attraverso le compagnie teatrali italiane e vennero poi adattati agli Autos Sacramentales e alle feste popolari, come quella di Peñafiel.
Diverse località italiane mettono in scena tutt’oggi celebrazioni simili, basate sullo stesso concetto del “volo dell’angelo”. Quello di Venezia, parte fondamentale del Carnevale, nacque come omaggio di un giovane acrobata turco nel XVI secolo e si sviluppò in modo analogo sul piano tecnico. La calata degli angeli bambini per annunciare la Resurrezione si celebra anche in località sarde e siciliane con influenza aragonese e catalana, come ad Alghero, a testimonianza di uno scambio culturale fiorente tra i due Paesi nei secoli in cui parte dell’Italia apparteneva alla Corona d’Aragona.
Tra le feste italiane affini figurano la Corsa dell’Angelo a Ischia-Forio, il Volo dell’Angelo a Vastogirardi (Molise) e Giugliano (Campania).

Uno scenario perfetto

La Bajada del Ángel è inscindibile dalla cornice che la ospita. La Plaza del Coso è uno dei simboli di Peñafiel, e gli abitanti la chiamano affettuosamente El Corro. Questo spazio rettangolare di circa 3500 metri quadrati, delimitato da 48 edifici in pietra e legno, è considerato uno dei luoghi per la corrida più antichi di Spagna, con i primi documenti che risalgono al 1443.

Sono tante le caratteristiche uniche di questa piazza: i balconi che vi si affacciano, architravati, furono realizzati tra il XVIII e il XIX secolo in legno, e decorati con motivi arabescati di foglie, fiori e frutti nel sottotetto.
Ancora più curioso è il cosiddetto derecho de vistas – il “diritto di veduta” o “servitù di balcone” – un privilegio che risale al medioevo e consente ai proprietari dei balconi di utilizzarli per avere la vista migliore durante le celebrazioni, pur non essendo proprietari dell’abitazione. Il privilegio sopravvive fino ai nostri giorni, testimonianza di come le consuetudini ancestrali continuino a permeare la vita quotidiana del paese.
In quello spazio, tra travi di legno centenarie e il profumo di agnello da latte che già comincia ad arrivare dalle cucine vicine, accade qualcosa di magico: un bambino vestito da angelo sfida la gravità per annunciare che la tristezza è finita ed è il momento di festeggiare.

Il momento dei simboli

Ma vediamo come si svolge la festa. La Domenica di Resurrezione, quando le campane e i fuochi d’artificio rompono il silenzio mattutino, l’immagine della Vergine esce dalla chiesa di Santa María coperta da un velo nero, simbolo del lutto per la morte del figlio. Accompagnata da confratelli, priori e fedeli, la processione si dirige lentamente verso la Plaza del Coso.
Grazie al sistema di carrucole, l’angelo comincia a scendere, libera due colombe e arriva a toccare la Vergine che si trova sotto di lui. Le toglie il velo nero, quindi viene risollevato volteggiando. Questo momento, apparentemente semplice nella descrizione, racchiude una profonda carica emotiva e simbolica.
Il meccanismo è antico ma ancora efficace. Nella piazza vengono erette due torri di circa cinque metri, addobbate con drappi cremisi e bandiere spagnole, unite da un sistema di funi. Dalla sommità di una delle torri parte un globo bianco che rappresenta una nuvola e si muove lentamente fino a posizionarsi sopra l’immagine sacra. Il pubblico mantiene un rispettoso silenzio mentre l’enorme sfera bianca avanza fino a restare sospesa sulla Vergine.
Poi il globo si apre in due metà, rivelando un bambino vestito da angelo, con abito bianco, corona dorata e ali. È un momento di sospensione temporale, in cui lo stupore infantile delle generazioni passate si incontra con l’emozione di quelle presenti. Il piccolo angelo inizia la sua discesa celeste, portando due colombe bianche tra le mani.

La Bajada del Ángel di Peñafiel
La liberazione delle colombe.

Nel momento in cui il mantello nero viene tolto, risuona l’inno nazionale, il pubblico applaude, le campane suonano a festa, partono i fuochi e il coro intona l’Alleluia. La tristezza del lutto si trasforma in giubilo pasquale. Le colombe bianche, simboli dello Spirito Santo, volano libere sulla folla mentre l’angelo, compiuta la sua missione, risale volteggiando verso il globo celeste.

La Bajada del Ángel di Peñafiel
Viene tolto il velo nero.

Un grande onore

La scelta del bambino o della bambina che incarnerà l’angelo è un momento speciale nella vita delle famiglie di Peñafiel. Ogni anno, seguendo una rigorosa turnazione, una delle quattro confraternite del paese è incaricata di scegliere tra i propri confratelli il piccolo protagonista, lo stesso che cavalcherà l’asinello la Domenica delle Palme. Questo sistema di rotazione garantisce che tutte le confraternite partecipino equamente, a turno, al privilegio di dare il volto alla cerimonia più emblematica della Settimana Santa locale.
Il bambino scelto vive un’esperienza unica: i giorni di preparazione, le prove della discesa, il peso di una tradizione sulle sue piccole spalle. E poi arriva quel momento irripetibile del volo sulla piazza, sotto gli occhi di tutto il paese e dei visitatori, trasformato in messaggero divino, in simbolo di speranza e vita nuova.

Oltre l’angelo

La Bajada del Ángel è il “gioiello della corona”, ma la Settimana Santa di Peñafiel, dichiarata di Interesse Turistico Regionale nel 2023, offre altri momenti di grande intensità come la Deposizione dalla Croce del Venerdì Santo nella chiesa di San Pablo, le processioni notturne nel silenzio caratteristico di Castiglia e León, le quattro confraternite con le loro bande musicali che sfilano nei colori della propria congregazione.
Visitare Peñafiel durante la Settimana Santa, e in particolare la Domenica di Pasqua, significa immergersi in un’esperienza che va oltre il turismo. Vuol dire partecipare a una cerimonia in cui il sacro e il popolare si fondono, in cui il passato medievale dialoga con il presente, in cui un bambino vestito da angelo ricorda a tutti che le tradizioni sono veicoli vivi di identità e memoria collettiva; non solo “pezzi” da museo, ma espressioni vive di una comunità che si riconosce nei propri riti ancestrali.