L’appello allo sciopero generale illimitato in Bolivia risaliva alla fine dell’anno scorso (22 dicembre 2025). Da allora le mobilitazione contro le politiche di austerità del presidente Rodrigo Paz sono andate via via intensificandosi. E, come da manuale, di pari passo procedeva una severa repressione. Strade bloccate dalle barricate, soprattutto nelle ultime settimane, manifestazioni e raduni hanno spesso innescato scontri tra la popolazione scesa in strada e le forze dell’ordine.

In particolare, contro le iniziative di protesta dei minatori a La Paz (come anche a El Alto) sono stati utilizzati in gran quantità lacrimogeni, proiettili di plastica, con centinaia di fermi e arresti. Alla fine del duro confronto con la polizia antisommossa davanti al palazzo presidenziale si contavano anche molti feriti. Per cui appariva evidente come il governo cercasse di imporre i decreti manu militari.
Accanto ai minatori hanno sfilato nei cortei sia operai sia insegnanti, contadini, disoccupati. Tutte categorie tra le più colpite dall’inflazione e dalla carenza di carburanti. Inoltre nel corso delle manifestazioni e degli scontri si sono registrate alcune vittime.
Da parte del governo viene periodicamente rilanciata l’accusa all’ex presidente Evo Morales di “fomentare i disordini”.
Tra le notizie dell’ultima ora, i mandati d’arresto contro alcuni dirigenti sindacali, tra cui Mario Argollo Mamani, segretario della Central Obrera Boliviana che aveva ripetutamente denunciato il governo di stare “criminalizzando il movimento sociale in atto”. Tutti i sindacalisti incriminati sono accusati di “incitamento alla violenza” e di aver “attentato alla sicurezza pubblica”.











