La “repubblica rossa” in Calabria che non c’è mai stata

Se fosse davvero nata, sarebbe stata l’unica “repubblica partigiana del Sud”; ma, con buona pace dei suoi apologeti, la rivolta armata di Caulonia della primavera del 1945 non vide al potere un governo popolare e non venne creata da veri partigiani, bensì fu “un esperimento di autogoverno di tipo sovietico sotto la guida di un ex capomafia locale, riottoso a seguire la linea del partito ma dotato di capacità oratorie e di carisma tali da farne un capopopolo”.
Tutta un’altra storia.
Chi ha ragione? Gli estimatori della “comune popolare” impiantata nella Locride e soffocata dalla repressione, o coloro che vi hanno visto il tentativo della ‘Ndrangheta’ annidata nei partiti democratici di mantenere il controllo del territorio?
I documenti su cui si basa la nuova ricerca di Roberto Gremmo sembrano sufficienti a ritenere che l’esaltazione dei tre giorni di Caulonia sia un errore madornale, frutto di un grande abbaglio. Una cantonata nata dalla volontà, da parte d’una storiografia politicamente schierata sul barricadierismo da salotto, di sostenere l’esistenza dopo la Liberazione di vasti moti ribellistici nel Meridione che sarebbe stato partecipe, al pari del Nord, di un’ansia rinnovatrice dopo la caduta del fascismo e avrebbe partecipato in forma originale alla lotta partigiana.
Resistenza che in Calabria non ci fu.
Nel caos del dopoguerra, la criminalità storicamente radicata si aprì un ampio varco nelle
organizzazioni politiche che avrebbero poi preso le redini del comando, conquistandole con
la consueta abilità nell’infiltrazione e la forza per spadroneggiare.
Da questa lotta sorda ma energica nacque la cosiddetta “Repubblica Rossa” di Caulonia, che non fu l’affermazione della volontà liberatrice dei ceti subalterni, ma tracotante prova di forza di malavitosi infiltrati nelle compagini della nuova Italia.
Fu di colore vermiglio solo per il sangue di un prete, unico morto in poche ore di intimidazioni e minacce di sedicenti “partigiani” armati che la lotta ai nazi-fascisti non l’avevano mai fatta.
In cattiva sostanza: a Caulonia dietro il mito ci fu soltanto la realtà d’una piaga secolare
tornata padrona. Come dimostrano i documenti, smentendo le leggende.

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