Ettore Beggiato torna in libreria. Il nuovo libro del celebre venetista è il frutto di un’appassionata ricerca durata anni, che indaga il controverso periodo dell’occupazione napoleonica delle terre della Serenissima: 1797: la Serenissima e l’occupazione napoleonica, 336 pagine con una prefazione di Alvise Fontanella, è edito da Editrice Veneta, di Vicenza. La copertina è un’opera originale dell’artista Martina Tauro, La Poiana, realizzata appositamente per il libro.

Beggiato non è certamente nuovo a ricerche storiche riguardanti la millenaria Repubblica Veneta. L’Autore ha il merito indiscutibile di saper guardare e interpretare i fatti accaduti senza farsi influenzare dalla storia ufficiale, accettata e spesso tramandata in modo acritico quando non esplicitamente asservito alla propaganda sabauda e risorgimentale. Tra i suoi libri di maggior successo, 1809: l’insorgenza veneta, Questione veneta, La Repubblica Settinsulare, La Lega di Cambrai e la Serenissima, 1439: galeas per montes.
Merita in particolare di esser ricordato 1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia, testo che ha davvero segnato uno spartiacque tra un prima e un dopo: l’adesione plebiscitaria ed entusiastica della Venezia all’Italia era, prima del libro di Beggiato, un dato pacificamente accettato, anzi nemmeno indagato dagli storici, dato per certo e indiscutibile. Accolto quasi con scandalo all’inizio, il libro di Beggiato si è gradatamente imposto con la forza della verità, tanto che oggi è comune, sia in ambito accademico che “popolare”, trovare passi che mettono in aperta discussione la vulgata diffusa dalla propaganda sabauda e rimasta in auge fino ai giorni nostri.
Sarà così, crediamo, anche per 1797: la Serenissima e l’occupazione napoleonica. Anche per Napoleone, infatti, si dà comunemente per acquisita non solo l’eccezionalità del personaggio e del generale, ma anche che egli abbia effettivamente svolto un ruolo positivo. Al massimo si ammette che sì, il grande uomo abbia portato via (non “rubato” o “depredato”…) dal Veneto e dall’Italia migliaia di opere d’arte tuttora visibili al Louvre, ma in fondo le prede di guerra erano un uso dell’epoca… Anzi alcuni storici dell’arte teorizzano che proprio le ruberie napoleoniche abbiano contribuito a diffondere nel mondo il mito dell’arte veneta, e dunque dovremmo persino ringraziarlo per i suoi furti.
Viene comunemente accettato che Napoleone abbia “liberato” i popoli dell’Italia dai vecchi regimi introducendo la cosiddetta penisola nell’èra moderna e democratica, e per questo Napoleone viene tuttora lodato e onorato con lapidi, monumenti e cerimonie ufficiali, mentre l’Italia stessa lo onora adottando, col Tricolore, la bandiera che Napoleone diede alla sua Repubblica e al suo Regno d’Italia.
Viene comunemente accettato che i popoli “liberati” – eccezion fatta per qualche circolo retrivo e fuori dal tempo – abbiano accolto a braccia aperte il loro liberatore, obbedito con favore e riconoscenza ai suoi decreti, e mantenuto onorevolmente le sue istituzioni. Ma al pari del plebiscito per l’annessione del Veneto, anche questa idea della favorevole accoglienza popolare alle novità importate dai francesi di Napoleone si dimostra una truffa, una fake, una storia inventata.

Ettore Beggiato.

In questa sua ultima e corposa ricerca, Ettore Beggiato ha voluto pazientemente rintracciare, e far parlare, i testimoni dell’epoca, le persone che videro con i loro occhi quanto stava accadendo. Lettere, diari, suppliche, denunzie, preghiere, componimenti poetici. A scriverli, una moltitudine di persone, nobili e “comuni”, osti, artigiani, sacerdoti, notai, frati, carrettieri, ricchi e poveri, colti e ignoranti, donne e uomini.
Tutti documenti storici mai fino a ora riuniti insieme per raccontare, giorno per giorno, città per città, non solo quello che l’Armée d’Italie faceva, le ruberie, gli stupri, lo spoglio delle chiese e dei Monti di Pietà, le tasse spaventose, i sequestri, gli assassini. Ma soprattutto, per certificare il sentimento vero dei popoli, dei sudditi della Serenissima.
Da questa mole imponente di documenti emerge con certezza, evidenza e spesso con autentica commozione l’amore, e poi il rimpianto amarissimo, che le genti del Veneto, del Friuli, della Lombardia Veneta, dell’Istria e della Dalmazia avevano per la Repubblica di San Marco.
“Quando ho cominciato questo lavoro”, spiega Ettore Beggiato, “cercavo qualche testimonianza controcorrente, volevo ricostruire le vicende che hanno portato alla caduta della Serenissima dal punto di vista delle popolazioni, evitando l’agiografia napoleonica che va per la maggiore. Ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte a una mole così impressionante, immensa di voci precise e concordanti, a un corale rigetto delle idee e dei metodi dei cosiddetti ‘liberatori’ francesi, a una estesissima e sempre profondamente motivata professione d’amore e di nostalgia verso il governo veneziano, per conservare il quale in paesi e città di tutta la Serenissima si raccolgono spontaneamente fondi, si finanziano reparti armati, giungendo a offrire il proprio stipendio o contrarre addirittura debiti per sostenere la resistenza all’invasore. Ho dovuto scegliere, rinunciare a citare tutte le voci, inserire nel libro soltanto quelle più significative. Di fronte alla verità storica che emerge così netta e corale dalle voci di testimoni dell’epoca, appare ancor più incredibile l’atteggiamento di tanti intellettuali, di tanti politici, di tanti studiosi e di tante istituzioni che diffondono di Napoleone e della caduta e spoliazione della Serenissima un’immagine positiva spesso spinta fino all’agiografia”.
E conclude Beggiato: “In tutti gli altri Paesi invasi dalle truppe napoleoniche si celebrano, si ricordano e si onorano le sue vittime, gli eroi locali della resistenza, i martiri delle insorgenze. Soltanto nell’Italia, quegli eroi sono dimenticati, e si dedicano invece onori, monumenti e lapidi all’invasore”.

Marco Dal Bon