
La vita degli udi è storicamente legata all’agricoltura e alla viticoltura. Grazie ai suoi terreni ricchi di minerali, la valle di Savalan, in Azerbaigian, circondata da fiumi su entrambi i lati, produce vini di altissima qualità, pluripremiati, affermandosi come centro nevralgico del turismo enogastronomico.
Le loro cerimonie, festività e riti, sono strettamente legati alla vita contadina e ai cicli della natura. Erodoto (considerato da Cicerone come “il padre della storia”) fu il primo a narrare intorno al V secolo a.C. gli usi e i costumi di questo affascinante e misterioso popolo. La simbologia cristiana è parte importante della vita giornaliera degli udi, così come la religione e la spiritualità permeano in profondità i canti dei musicisti tradizionali vestiti con gli abiti di secoli fa. Il loro santo più idolatrato è l’apostolo Gergitz, noto anche come Yegishe, a cui è attribuito il sacramento dell’Albania caucasica nel sito della famosa chiesa nel villaggio di Kish.
L’Albania caucasica non deve essere affatto confusa con l’Albania europea, infatti i due Paesi non hanno nulla in comune. Il nome di luogo è stato creato da fonti greche che hanno trasposto in modo erroneo la lingua armena.
Anche in cucina, vengono rispettate tradizioni e specifici rituali; piadine farcite con l’ortica rigorosamente cotte e poi servite dopo essere state benedette: una ricetta antichissima, che si tramanda praticamente da sempre. Gli udi sono molto armoniosi e ospitali con il prossimo, accogliendo le persone con calore e generosità. I loro matrimoni sono celebrati con eventi molto suggestivi, vivaci e culturalmente molto significativi, caratterizzati da danze tradizionali in grado di narrare una storia assolutamente unica e meravigliosa, come per esempio spezzare il pane sulla testa della sposa, mentre gli invitati offrono allo sposo una rasatura a opera di un barbiere altamente professionale e specializzato.
Un altro rituale da rispettare in maniera categorica (le cui origini risalgono alla cosiddetta partenza degli uomini per la caccia), consiste nello sparare con precisione millimetrica a una cipolla bianca appesa a un ramo d’albero; il fucile, poi, viene passato in dono allo sposo.












