La cittadina di Hita, nella comunità autonoma della Castiglia-La Mancia, celebra il 4 luglio di quest’anno l’evento principale del suo 64esimo Festival Medievale. Un viaggio nel tempo dove la precisione storica, le nozze letterarie di Don Melón e Doña Endrina (i protagonisti del Libro del Buen Amor scritto dall’Arciprete di Hita) e il teatro sotto le rovine della chiesa di San Pedro rendono questa manifestazione uno degli eventi rievocativi più prestigiosi della Spagna.
Per qualche giorno l’atmosfera tradizionale dell’Alcarria si dissolverà completamente, lasciando spazio alle cotte di maglia, al profumo dei falò e all’eco lontana delle dulzainas, i tradizionali strumenti a fiato.

Il legame con la Toscana
Per il lettore o il visitatore italiano, l’anima di questo festival risulterà sorprendentemente familiare. Juan Ruiz, l’Arciprete di Hita, fu infatti un contemporaneo di Giovanni Boccaccio. Mentre Firenze dava alla luce il Decameron, l’Alcarria assisteva alla nascita del Libro del Buen Amor. Entrambe le opere condividono quello spirito vitale, picaresco e sottilmente irriverente che si lasciava alle spalle il teocentrismo medievale per abbracciare le passioni umane. Assistere alle nozze di Don Melón nelle piazze di Hita è un po’ come vedere uno dei racconti del genio fiorentino prender vita sotto il sole della Castiglia.

Entrambi gli autori incarnano la medesima rivoluzione umanistica: il passaggio dal rigido misticismo medievale al vitalismo e alla carnalità che preannunciano il Rinascimento. Le peripezie di Don Melón e Doña Endrina, rappresentate per le strade di Hita, possiedono lo stesso tono satirico, sensuale e anticlericale dei racconti del Decameron. Non è un caso se nei corsi di letteratura comparata in Italia l’Arciprete di Hita viene spesso studiato insieme a Boccaccio.

Questo peraltro non è l’unico legame di Hita con la Toscana. Il fondatore culturale del borgo, nel XV secolo, fu Íñigo López de Mendoza, marchese di Santillana e signore del luogo: a lui si deve l’introduzione dei primi sonetti in stile “italiano” (due quartine più due terzine) nella letteratura castigliana. Il marchese era un appassionato ammiratore di Dante Alighieri e di Petrarca, e tradusse in spagnolo gran parte della letteratura umanistica italiana. In un certo senso, la rinascita culturale di Hita come borgo nobiliare si deve in gran parte al fascino che i suoi signori sentivano per Firenze e Roma.
Trasportati nel medioevo
Il paese si risveglia presto: alle undici del mattino, i mercanti del souk aprono le loro bancarelle, che si estendono lungo la via Puerta de Caballos e la via Muralla, riempiendo la città di arazzi, profumi e prelibatezze. Ma a Hita il mercato non è un semplice sfondo commerciale: è il palcoscenico di una commedia umana ispirata al suo abitante più illustre, Juan Ruiz, el Arcipreste.
Ciò che distingue quello di Hita dagli altri mercati medievali che popolano l’estate è la sua anima letteraria. Verso mezzogiorno, la Plaza del Arcipreste si anima con la rievocazione delle nozze di Don Melón e Doña Endrina, i celebri personaggi del Libro del Buen Amor. Sotto la guida dei maestri di cerimonia Crispín d’Olot e Ali Kaskabel, il corteo nuziale trascinerà i visitatori in un’esplosione di danze castigliane e musica medievale eseguita da gruppi quali Xalamut e Turdión. L’arguzia, il fascino malizioso e i versi dell’Arciprete riempiranno l’aria poco prima che il profumo dell’arrosto chiami a un’obbligata pausa per il pranzo nelle taverne di Plaza Doña Endrina.
Nel pomeriggio, l’attenzione si sposta oltre le mura cittadine verso il Palenque, situato ai piedi dei bastioni. Alle 19.30 le tribune si riempiranno per assistere al torneo medievale, il momento clou dello spettacolo fisico del festival. I cavalieri della compagnia Legend Especialistas si sfideranno in giostre equestri, cadute impossibili e duelli con la spada che lasceranno il pubblico senza fiato. Il boato della folla che acclama il proprio cavaliere preferito dimostra come lo spirito del torneo sia ancora vivo come ai tempi in cui i nobili medievali rischiavano il proprio onore (e la propria vita) nell’arena.
Mentre il sole comincia a tramontare dietro l’imponente monte di Hita, l’atmosfera si fa più intima, quasi magica. Le sfilate tradizionali lasciano il posto alla musica dei suonatori di dulzaina sul Mirador del Arcipreste, per prepararsi al misticismo della notte.
Sotto le stelle di San Pedro
Il culmine culturale del festival di quest’anno arriverà alle 22.00, in una cornice senza pari: le rovine della Chiesa di San Pedro. Su questo scheletro di pietra esposto al cielo notturno, il carismatico attore Rafael Álvarez El Brujo (lo stregone) salirà sul palco per dare vita al Lazarillo de Tormes, nella leggendaria versione di Fernando Fernán Gómez. Un gioiello teatrale in cui la maestria interpretativa dell’attore cordovese promette di fermare il tempo tra le mura mudéjar della chiesa, distrutta durante la Guerra Civile Spagnola.

Quasi contemporaneamente, la Plaza del Arcipreste accoglierà l’ipnotica Danza della Morte, un suggestivo e inquietante monito sulla fragilità umana, eseguita dal Grupo Complutense de Danza Española.
Per chi non vuole che la notte finisca, le prime ore del mattino di Hita riservano ancora sorprese: a mezzanotte un secondo round al Palenque con il brutale “combattimento notturno medievale”, che vede protagonista il fuoco e culmina in una fantastica esibizione di musica folk del gruppo Grimorium. Quando le torce si spegneranno, verso le due, i viaggiatori rientreranno nel XXI secolo con la certezza di aver assistito a un miracolo annuale: il giorno in cui un intero borgo ha deciso che la storia e la letteratura non si leggono ma si vivono.












