La risposta spagnola al processo indipendentista catalano, come è noto, non è stata né politica né democratica, ma basata sulla repressione violenta. Non di tipo militare stavolta (la Spagna fa parte dell’ue e non poteva certo mostrare quel lato all’Europa), ma certamente di tipo poliziesco e soprattutto giudiziario. Allo Stato è assegnato il monopolio della forza, e chiunque altro vi ricorra è considerato un criminale o un terrorista, ma il patto sociale stabilisce che tale violenza debba essere esercitata nel rispetto dei valori democratici, con proporzionalità, neutralità e giustizia. La leadership giudiziaria ha invece agito contro il popolo catalano con uno scopo ingiustificabile: la vendetta. La “tortura giudiziaria” ha lo scopo di punire i catalani per aver osato mettere in discussione l’unità della loro Spagna.
E in base a questo spirito di vendetta i due principali partiti alternatisi al potere dalla fine della dittatura – il pp di destra e il psoe socialista – hanno concordato di applicare l’articolo 155, che ha sospeso il governo catalano fino a quando non lo avessero sottoposto a esame, concordando di affidare ai tribunali la gestione del problema politico con la Catalogna. Entrambi gli schieramenti hanno applaudito l’oscena applicazione della giustizia a favore del nazionalismo spagnolo e contro i separatisti catalani.

Carles Puidgemont.

Il candidato del psoe, Pedro Sánchez, durante la campagna elettorale del 2023 aveva promesso di adottare una linea dura nei confronti dei separatisti catalani, aveva escluso la possibilità di un’amnistia e si era impegnato a riportare in Spagna il presidente Puigdemont, in esilio in Belgio, affinché fosse processato. Tuttavia, la situazione numerica in parlamento aveva costretto Sánchez ad avvalersi dei voti catalanisti per formare un governo. A quel punto, Sánchez aveva fatto marcia indietro accettando la legge di amnistia richiesta da Puigdemont, il cui preambolo riconosceva il conflitto politico con la Catalogna e ammetteva implicitamente che la magistratura fosse stata strumentalizzata per combattere un’ideologia politica legittima, e che per tale motivo tutti i procedimenti giudiziari contro i separatisti dovessero essere annullati.
Ciò ha creato una frattura nel blocco monolitico “spagnista” del pp e del psoe, e da allora anche il nazionalismo castigliano ha considerato Sánchez un nemico della Spagna. Ecco perché ora la polizia e la magistratura stanno analizzando a posteriori (il che è illegale) tutta l’attività politica del psoe per scoprire eventuali reati, e stanno individuando diversi casi di corruzione: Abalos, Cerdán, Koldo, Leire, la moglie di Sánchez, il fratello di Sánchez…
Al punto che l’ex presidente Aznar ha pubblicamente esortato chiunque ne avesse la possibilità a fare qualcosa contro l’amnistia. Ovunque sono sorte iniziative per ostacolare questa legge e impedirne l’applicazione. Addirittura, un’associazione di magistrati conservatori ha redatto un manuale per boicottare la legge, inviandolo a 5000 colleghi tramite l’indirizzo e-mail del Consiglio Generale della Magistratura, che dovrebbe essere neutrale.
Una delle strategie è consistita nel sottoporre alla Corte di giustizia dell’Unione Europea questioni relative alla compatibilità della legge di amnistia con il diritto unitario. In questo modo, quantomeno, ne avrebbero ritardato l’attuazione a causa della lentezza del sistema giudiziario.

Fatti male i conti

Ma il giorno è arrivato: il 16 luglio la Corte europea (cgue) di Lussemburgo ha emesso due sentenze cruciali in risposta alle questioni che le erano state sottoposte. Le sentenze avallano la legge di amnistia, la consentono per quanti erano stati accusati di terrorismo ancora in assenza di prove incriminanti, e vanno addirittura oltre quanto richiesto, chiudendo la porta a ulteriori ritardi e violazioni e concedendo due mesi per annullare i procedimenti.
In queste prime settimane si stanno vedendo le prime amnistie a persone che attendevano giustizia da nove anni. Vedremo cosa si farà nei casi più complicati per il nazionalismo castigliano, come quello di Puigdemont, ma la Spagna ha scarso margine per contraddire la cgue.

Le sentenze europee hanno suscitato grande scalpore poiché minano completamente la strategia della magistratura spagnola, volta a perseguire, condannare e prolungare i procedimenti giudiziari con intento vendicativo: sentenze prevedibili già da uno dei primi casi, nel 2018 dinanzi ai tribunali tedeschi, quando la Spagna aveva richiesto l’estradizione di Puigdemont, alla quale il Tribunale regionale superiore dello Schleswig-Holstein aveva risposto che quanto accaduto in Catalogna non costituiva un reato ai sensi del diritto ue. Di fatto il movimento indipendentista catalano ha vinto tutte le cause in Belgio nel 2018, in Germania nel 2018, in Belgio nel 2021 (caso Lluís Puig), in Italia nel 2021, e con la sentenza della Corte europea del 2023 sulle questioni pregiudiziali, l’annullamento sempre da parte della cgue nel 2026 della revoca dell’immunità, e ora l’approvazione europea della legge di amnistia.
Si tratta di un’enorme vittoria per il movimento indipendentista catalano, che ha dimostrato come la posizione spagnola e la sua offensiva giudiziaria non abbiano spazio all’interno dell’ue, comprovando una volta di più che la Catalogna deve diventare uno Stato a sé stante per difendersi dal nazionalismo castigliano.
Inoltre, già nel 2023 la Corte di giustizia europea aveva emesso una sentenza in cui invocava, in relazione a questa persecuzione, la qualifica di goip (grupo objetivamente identificable de personas), un termine che descrive una comunità specifica e ben definita, e che consente ai catalani di appellarsi ad altri Paesi allorché subiscano trattamenti penali discriminatori in Spagna per le loro opinioni politiche.

Restano molti dubbi

In ogni caso, la legge di amnistia ha suscitato diffidenza e opposizione anche tra i sostenitori dell’indipendenza, in quanto si teme che possa essere interpretata come un’equivalenza del conflitto tra la Catalogna e la Spagna, mentre non è affatto così: la Catalogna non ha aggredito la Spagna ma è avvenuto il contrario,
La si potrebbe anche interpretare come un segnale che noi catalani siamo disposti a riconciliarci e a perseguire la pace, quando in realtà non vogliamo minimizzare lo scontro, ma piuttosto far sì che esso metta in luce la violenza sistematica e occulta che subiamo da parte della Spagna.
Inoltre si teme che l’annullamento dei procedimenti induca l’ue e le organizzazioni per i diritti umani a ritenere che la violazione dei diritti sia terminata né vi siano più motivi per esercitare pressioni sulla Spagna. In realtà, tutte le persone coinvolte in procedimenti giudiziari interminabili hanno già sofferto moltissimo, anche se ora i procedimenti stessi sono stati annullati.
È chiaro che la legge di amnistia non è l’ideale, poiché vera giustizia sarebbe condannare i giudici prevaricatori che hanno strumentalizzato il sistema giudiziario per fini politici. Ma in una situazione in cui costoro hanno agito a loro piacimento contro di noi, il fatto che la giustizia europea li abbia scavalcati rappresenta una grande vittoria.
Ciò ha inoltre distrutto l’armonia all’interno del blocco nazionalista castigliano, mettendo il pp e il psoe l’uno contro l’altro in una lotta all’ultimo sangue, destabilizzando la politica spagnola e indebolendo lo Stato oppressivo.
In sostanza, nel prossimo scontro – che prima o poi avverrà – la Spagna non potrà brandire la stessa spada e dovrà trattenersi di fronte ai partner europei e alla magistratura comunitaria.