Pochi capitoli nella storia dell’arco alpino sono stati oggetto di teorie e ipotesi sbagliate quante ne sono state inventate per le isole linguistiche germaniche nel triangolo geografico tra Trento, Bassano e Verona, il cui antichissimo idioma è chiamato “cimbro” (tedesco eimbrisch). Pare veramente strano che proprio nelle montagne difficilmente accessibili, molto a sud del confine linguistico di Salorno, si sia conservato un dialetto le cui strutture fonetiche, nel secolo XII, furono familiari anche nel territorio bavaro-tirolese, e che in più abbia conservato fino ai nostri giorni il suo patrimonio lessicale risalente al tempo dei primi insediamenti.
Comunemente si era del parere che gli abitanti di quelle valli fossero di origine retica oppure cimbra, resti dispersi di quelle tribù germaniche sconfitte nell’anno 101 a.C. presso Vercelli. Furono ritenuti anche per tigurini, unni, goti o longobardi, la cui lingua, spentasi attorno all’anno mille, si sarebbe conservata nelle Alpi. Più tardi fu fatta l’ipotesi della discendenza alemanna o comunemente tedesca.
Friedrich Büsching – presumibilmente il primo studioso tedesco che nel 1769, nella sua Erdbeschreibung (descrizione del mondo), richiamò l’attenzione su quel popolo insediatosi sui pendii meridionali delle Alpi – era dell’avviso che l’idioma fosse di origine sassone. Marco Pezzo, oriundo di Grezzana a nord-est di Verona, e in seguito anche Giovanni Costa-Pruck di Asiago, non vedevano diversità tra le diverse isole linguistiche friulane alle dipendenze dell’episcopato bavarese di Freising e l’idioma cimbro.
Già prima del glottologo bavarese Johann Andreas Schmeller, che per due volte si era recato in terra cimbra, anche Modestus Bonato, di origine cimbra egli stesso, aveva contestato l’idea che i suoi compaesani fossero i resti di quegli omonimi sconfitti da Cajus Marius. Si mise allo studio delle parole e ne trovò almeno cento di origine slava, altre ancora italiane pronunciate in maniera tedesca. Tutto il resto corrispondeva all’idioma alemanno, così come veniva parlato tra il secolo XI e il secolo XIV.
Suoni del medioevo
“Mi parve di sentire la parlata dcll’undicesimo secolo”, scrisse Schmeller, autore del lessico bavarese tuttora valido, nel suo diario quando nel 1833, attraverso il villaggio tirolese di Lavarone, giunse a piedi nei Sette e nei Tredici Comuni.
Egli, conoscitore della sua madrelingua come forse nessun altro, confermava che l’antico idioma era veramente il bavaro-tirolese dell’XI e del XII secolo. Appoggiandosi alle fonti del luogo e a quanto gli riferivano persone affidabili, compilò in fretta un lessico cimbro contenente circa 3000 parole, pubblicato nel 1855 dopo la sua morte.
Dobbiamo a Schmeller anche il ritrovamento di un documento di Benediktbeuren che conferma l’insediamento di alcuni conventuali di quella città nel territorio più tardi chiamato Tredici Comuni, probabilmente nella zona di Badia Calavena, attorno all’anno 1050. Walther, vescovo di Verona, oriundo della città tedesca di Ulm, vi aveva fatto costruire una chiesa e un convento che, come la vicina Villanova di San Bonifacio, a pochi chilometri dalla città del vino e degli svevi, Soave, si occupava della bonifica della terra alpina.

Avvenimento marginale ma non del tutto indifferente, in seguito a questo “trasloco”, fu il trasferimento di una reliquia di Sant’Anastasia da Verona a Kaufbeuren dove la santa divenne madrina di tutte le “G’stasi” (Anastasia) bavaresi.
Le terre nei Monti Lessini a nord-est dell’antica “Bern” (Verona), come i cimbri ancora oggi sogliono chiamare la loro capitale di provincia, appartenevano dapprima al convento benedettino di Santa Maria in Organo a Verona, i cui abati spesso erano bavaresi. Del resto molti vescovi di Verona, Padova e Vicenza, per non parlare di Trento e di Aquileia, fino alla fine del periodo degli Hohenstaufen, furono tedeschi.
I pionieri benedettini
Nel caso dei Sette Comuni non sono state trovate ancora le prove scritte a testimonianza dell’immigrazione bavaro-tirolese attorno all’anno mille. Comunque i comuni già esistevano a qucll’epoca e i padri benedettini erano stati i pionieri dell’insediamento. Per la parte occidentale dell’altipiano di Asiago era stata origine il convento di San Felice e Fortunato di Vicenza, che possedeva alcune terre nella zona di Schio, all’ingresso della Valle dei Signori e che ha cura tutt’oggi della chiesetta romanica di San Martino.
Nella parte orientale invece fu attivo il convento benedettino di Campesc presso Bassano, alla cui fondazione aveva preso parte anche la famiglia degli Ezzelini e che contestava delle antiche proprietà al vescovado di Freising.
Nel 1036, in base a una donazione dell’imperatore Ottone II, il convento entrava in possesso di alcune terre sulla parte orientale dei Sette Comuni. L’antica chiesa conventuale custodisce i sepolcri degli Ezzelini. Già nel 1180 viene menzionato un arciprete “Cimbrius” a San Mauro di Saline presso Verona. Nel 1329 il poeta Ferreo dei Ferreti chiama la sua città paterna “Cimbria”.
Nell’arcivcscovado di Trento la terra cimbra si estendeva fino nella Valsugana e nella Val d’Adige. Il vescovo Albrecht, tedesco come pure il suo successore Friedrich von Wangen, tra il 1156 e il 1177 fece prendere dimora nelle montagne a est dell’Adige a contadini e minatori. Attorno al 1215 Friedrich von Wangen comprò l’altipiano di Folgaria e vi mandò, a coltivare le terre, dei contadini provenienti dalla Val Posina. Così a Folgaria e a Lavarone si parlava l’idioma cimbro fino nel secolo XIX.
La cosa cambiò quando, in seguito alla caduta di Napoleone, i Sette e i Tredici Comuni vennero a far parte dell’impero asburgico che dimostrava assai poco interesse per questa zona.
Nel Decamerone, Boccaccio descrive la sepoltura del beato Enrico da Bolzano, morto nel 1315 a Treviso, per i cui funerali erano sccsi dalle montagne almeno 30.000 cimbri. Nel 1311, in occasione di una congiura contro Padova, il capitano Sigofredo Gànzera trattò in lingua tedesca con Viccnza. In lingua cimbra allora Vicenza era chiamata Visentain e ancora nel 1582 si presentarono diverse persone provenienti da “Taitsch Visentainer Gepiet” (territorio vicentino tedesco) al cospetto del conte Trapp, signore di Beseno sull’Adige.
Il periodo corrente tra il 1400 e il 1520 è stato senz’altro quello più fiorente per la terra cimbra. Il frequente arrivo di preti tedeschi fin nei Monti Berici a sud di Vicenza dimostra l’estensione del territorio di lingua cimbra.
Il Rinascimento, l‘Umanesimo e il risveglio del nazionalismo italiano posero fine all’avanzata del mondo germanico. Agli inizi della Controriforma, per paura di eventuali influssi da parte di preti tedeschi, avvenne l’isolamento nei confronti della terra madre, con il conseguente ritiro dell’idioma cimbro.
La repubblica alpina più antica d’Europa
Ancora la gente cimbra viveva, secondo le proprie leggi, al centro del territorio occupato in origine, non tanto governata da Venezia quanto legata a essa da rapporti di buon vicinato. Questi corrispondevano a una “libertà” concessa dai Visconti e dagli Scaligeri prima, poi dalla Repubblica di San Marco.
Per salvaguardare gli interessi comuni era stato creato un governo che per i Sette Comuni risiedeva ad Asiago e che mandava i suoi ambasciatori non solo a Venezia ma persino alla corte imperiale di Vienna. Nella più antica repubblica dell’arco alpino, che dal 1310 fino al 1807 esistette per quasi 500 anni, consolidandosi molto prima della Svizzera, ogni comune era rappresentato nel governo da due persone.

Era la “Gloriosa Lega delle Sete Tere”, cioè i “Siben Alte Komoin, Prudere Liben” (sette antichi comuni, cari fratelli). L’articolo 1 della loro costituzione è sempre attuale: “Il benessere del popolo è il benessere del governo, il benessere del governo è il benessere del popolo”.
Il “vicariato delle montagne”, i “Draitzcn Kamaun ‘un Bearn” (Tredici Comuni di Verona), fu governato da un Gran Consiglio consistente di 39 membri e da un Piccolo Consiglio, composto da un capoconsiglio, tredici consiglieri e un cancelliere. Le riunioni e le deliberazioni avevano luogo a Velo; il vicario, come esecutore governativo di Venezia, risiedeva a Badia Calavena.
Con la fine della Repubblica di San Marco, nel 1797, i cimbri perdettero il loro sostegno politico. Inutile era stata la lotta delle milizie cimbre, come ultime alleate di Venezia, contro le truppe di Napoleone. Nel breve intermezzo austriaco che seguì, l’imperatore Francesco III confermò un’ultima volta i privilegi dei comuni. Il 29 giugno Napoleone dichiarò nulle le libertà della terra cimbra, che ora venne annessa all’Italia. I tentativi di riavere gli antichi privilegi dal successivo governo austriaco nel periodo dal 1815 al 1866 rimasero senza successo. Le lettere indirizzate all’imperatore non ebbero nemmeno una risposta. Il cancelliere Metternich teneva a bada ogni movimento democratico.
Una riforma amministrativa del 1850 delimitò il territorio nella zona di Vicenza ai sette comuni d’origine. Dicci comuni che finora avevano formato le “contrade annesse” e che pure avevano goduto i privilegi della Repubblica di San Marco, tra i quali il diritto di coltivare il tabacco, furono aggiudicati ai distretti di Marostica e di Bassano.
La prima guerra mondiale fu fatale per la gente cimbra, che era sopravvissuta per molti secoli ai soprusi e alle battaglie lungo la linea strategica di giuntura con l’Austria. Nel 1915 l’Italia era entrata in guerra contro le potenze dell’Asse, poiché gli inglesi avevano promesso il confine al Brennero. Nel 1916 gli austriaci passarono alla “spedizione punitiva” contro l’ex alleato che portò alla distruzione completa dell’altipiano.
La linea del fronte lacerò il territorio. A ovest dell’Assa stavano gli austriaci che evacuavano la popolazione di Roana e di Rotzo fino in Boemia. Gli italiani dalla parte est deportavano i cimbri di Enego, Foza, Gallio e Asiago – che in parte non sapevano parlare italiano – fino in Sicilia, dove a causa del loro idioma furono trattati da traditori. Ciò spiega perché il cimbro sulla parte orientale dell’Assa sia scomparso quasi totalmente, eccezion fatta per alcuni masi solitari nei dintorni di Asiago, mentre a Rotzo, Roana e specialmente a Mezzaselva riuscì a conservarsi.
Nel 1918 I.userna toccò all’Italia. Nel 1942, in base a un accordo tra Mussolini e Hitler, gli abitanti furono deportati in Boemia. Nel 1945 il paese quasi completamente distrutto dovette essere ripopolato.
Bar reidan tautsch
“Parliamo tedesco”, dicono ancor oggi gli abitanti di Giazza nelle Montagne Lessine, e “toitsch prèchtan”, parlano tedesco, anche gli abitanti di Mczzaselva, Castelletto e Roana. “Réeda bar asbia biar”, noi parliamo come noi, si dice pure a Luserna, dove ci si può mettere d’accordo anche in dialetto trentino oppure tedesco-tirolese. Da parecchio tempo i cimbri sono costretti a parlare più lingue. Il loro idioma che nel 1200 si parlava fino a Monte di Malo, nei pressi di Vicenza, e che secondo fonti veneziane fu l’unica lingua del territorio cimbro, è rimasto limitato a una minoranza di pochi paesi.
Nel corso dei secoli il territorio dell’idioma cimbro si andava sempre più restringendo. I ponti linguistici tra i Tredici Comuni veronesi e i Sette Comuni vicentini, per esempio a nord di Schio, nella Valle dei Signori e presso Recoaro, andarono perduti. Del territorio di lingua cimbra nel Trentino, che una volta arrivava fino a Rovereto e abbracciava i comuni di Folgaria e Lavarone, si è conservato soltanto il piccolo comune di Luserna, dove però l’idioma cimbro è rimasto abbastanza vivo. Altra cosa per la Valsugana: qui il cimbro, parlato su tutta la linea tra Pergine fino alle porte di Bassano, è sparito completamente.
La Val Fersina, i cui primi insediamenti risalgono al 1300, ha nella sua lingua molte caratteristiche tirolesi a causa dell’immigrazione di tanti minatori nordtirolesi e in base all’antica “libertà” di poter esercitare il commercio ambulante in tutto il territorio austro-ungarico. Fino a oggi l’idioma non ha perduto la sua vitalità, sebbene sia parlato soltanto da poche migliaia di persone. Desinenze come in “haano” (ted. Hahn, gallo) oppure “maano” (ted. Mond, luna) ricordano l’antico alto tedesco. La “a” viene pronunciata aperta tale e quale come in tanti dialetti bavaresi.
Altre parole provano incontestabilmente la loro provenienza bavarese: “ertag” (ted. Dienstag, martedì), “pfintztag” (ted. Donnerstag, giovedì), “pfòad” accanto a “hémade” per camicia e “khentan” per accendere. Ciò che nel tedesco oggi suona volgare, nell’idioma cimbro è rimasto forma di cortesia, per esempio “pfaff” per prete, “baip” per donna, “soachan” e “schaissan” per andare di corpo.
Il cimbro è poi ricco di diminutivi come “hoisle” (casetta), “baible” (donnetta) oppure “biirle” (birretta), per fare alcuni esempi. “Mennle” (ted. Mànnlein, ometto) venne chiamato ironicamente re Vittorio Emanuele.
Immigrazioni da zone diverse ed evoluzioni isolate hanno impresso le loro caratteristiche sui vari dialetti cimbri. Così, per esempio, Luserna, confinante con i Sette Comuni, per ragioni di lingua è più vicina a Giazza che al paese meno distante di Roana.
L’attributo “schön” (bello) nei sette Comuni è pronunciato “schöön”, a Giazza “schùan” e a Luserna con suono nasale “schùa” oppure “schuma”. Del sostantivo “Fleisch”, carne, esistono molte varianti: a Giazza “fljaisch”… e “ditza fljaisch ist aitai puandar”, cioè “questa carne è piena d’ossi”. Nei Sette Comuni troviamo generalmente il termine “vlòasch”, a Mezzaselva “blòasch”, a Floza e Campanella “vloisch”, e a Canove e Cesuna “vlaisch”. Anche a Luserna si dice “vlaisch”, benché sia più vicina a Mezzaselva, e si fa la differenza tra “gòas-vlaisch” (ted. Geiss, capra), “khalbe-vlaisch” (ted. Kalb, vitello), “sboin-vlaisch” (ted. Schwein, maiale) e “oksana-vlaisch” (ted. Ochse, manzo).
Al posto della “w” si ha quasi sempre una “b”. Così “Weiblein” diventa il vezzeggiativo “baible”. per il quale il bavarese riserva un grossolano “Oide” e il vicentino dice “veccia”. Il vino, in tedesco “Wein”, è detto “bain”. L’acqua, “Wasser”, è chiamata “sbassar”, mentre il tedesco “Bier” diventa “biar”, dal suono più dolce, perchè adottato più recentemente dall’italiana “birra”. Non dimentichiamo che anche in Baviera i suoni labiali “w” e “b” cambiano: Sebastian diventa “Wastl”, “hinab” (in giù) è pronunciato “awe” mentre il bavarese pronunciando “Lowe” (leone) dice “Lòbe”.












