Quinta serata Heiva I Tahiti 2026

Quinta e ultima serata della Heiva I Tahiti 2026, rinviata a domenica 12 luglio per paura della pioggia che non c’è stata.
Quattro gruppi in concorso, due per il canto e due per la danza: 
’O NOUNOUHIA NO PAPARA in categoria hura ava tau, O TAHITI E in categoria hura tau, professionisti
PUPU HIMENE TAMARI’I VAIRA’o in categoria tārava Tahiti, TARU’u in categoria Tārava Raromata’i.

Gruppo ’
O NOUNOUHIA NŌ PAPARA
Categoria: HURA AVA TAU
Data di fondazione del gruppo: 13 ottobre 2022
Capogruppo: Ornella APUARII
Direttore musicale: Aperahama MIRIA
Ra’atira: Haines TERIITAUMIHAU
Autore del tema e dei testi: Mike ARIIPEU TEISSIER
Compositori dei brani: Areatua PARAU e Mike ARIIPEU TEISSIER
’Ōrero, oratore in concorso: Maruterai MAONO
Miglior ballerina: Mateata MARITERAGI – AMARU
Miglior ballerino: Jason TOA
Titolo del tema: L’umiltà deve trionfare sull’arroganza

PRESENTAZIONE del gruppo
’O Nounouhia affonda le sue radici a Papara. È nato da un sogno condiviso da due persone. Questa visione è maturata nell’arco di tre anni all’interno di una scuola di danza dove la trasmissione del sapere era il principio guida. Nel 2024 è diventata realtà, segnando una svolta decisiva.
’O Nounouhia Nō Papara ha partecipato alla Heiva I Tahiti 2024, classificandosi al secondo posto nella categoria hura ava tau. Arricchiti da questa esperienza memorabile, quattro menti hanno unito le forze nel corso di dodici lune, intraprendendo un pellegrinaggio culturale verso
luoghi chiave: TAHARU’U, POPOTI, TE IHU MANONO, MOUA TAMAITI, PA’ARA ROA e ANAFARIU, FARE ’OPUHI, TAUA-URI e TAUA-TEA.
Cosa evocano in voi questi nomi? TAUA-TEA e TAUA-URI: due nomi che fanno venire i brividi lungo la schiena. Conoscete la storia di quelle due streghe di Papara,
inseparabili eppure temibili? Avete sentito parlare del loro potere letale e della loro smisurata arroganza?
Sapete cosa accade a chi è troppo superbo?
Lasciate che vi raccontiamo la loro storia. Ma prima, torniamo alle origini del loro destino: un destino suggellato dal celebre gigante Hono’ura, colui che diede loro una lezione.

Riassunto del tema: L’umiltà deve trionfare sull’arroganza.
Una canzone celebra una persona, un luogo, un sentimento, un evento, una storia, una leggenda o dei valori. Unisce un popolo e gli ricorda la propria identità, fungendo da custode della memoria. Papara non fa eccezione; all’interno della comunità, risuona ancora il canto di identità e patriottismo, che onora le tradizioni tramandate dagli anziani, comprendendo nomi ancestrali, eventi storici e racconti leggendari.
Attraverso le sue armonie melodiche, le figure di Taua-uri e Taua-tea, due rinomate guerriere, continuano ad affascinare la nostra immaginazione. La loro forza e la loro natura straordinaria lasciano un ricordo duraturo, spingendoci a chiederci: sono realmente esistite o sono semplicemente personaggi di fantasia nati dalla memoria collettiva? Si sono ispirate a vere guerriere? O sono semplicemente figure di un mito della creazione che spiega i fenomeni naturali di Papara?
Il fatto che vengano invocati e sanciti nel hīmene ’aia ,canto patriottico, porta a chiedere se siano pilastri essenziali del patrimonio di Papara.

Gruppo PUPU HīMENE TAMARI
I VAIRA’o
Categoria: TARAVA TAHITI
Anno di fondazione del gruppo: 2015
Capogruppo: Maruia POHEMAI
Autore del tema: Heeata TEPA
Direttore del coro: André TUTAVAE
Autori dei testi: Heeata TEPA e Tahuea MAIHOTA
Autori delle musiche: Nelson MAIHOTA, Thierry TETUMU, Heeata TEPA, Laiana POHEMAI e André TUTAVAE
Costumisti: Vairuia TERIIHOPUARE e Leida TUTAVAE
Consulenti/Esperti: Arthur MATI, Patricia PARA e Antonina FLORES
Titolo del tema: TAPUERAHA, il VARCO delle PROMESSE

PRESENTAZIONE del gruppo
Ascoltate…
Ascoltate il soffio del vento… Ascoltate il respiro del mare…
All’ingresso di Vaira’o si trova il varco di Tapueraha.
Un’apertura nella barriera corallina, ma soprattutto una memoria viva.
Un luogo che non si attraversa senza rispetto.
E se tendete l’orecchio, se lasciate ascoltare il vostro cuore, forse udrete il respiro di colui che
lo ha plasmato.
Molto tempo fa, un essere potente lasciò la sua impronta sul mondo.
Faaravaianuu, portatore di vita e abbondanza, colpì la barriera corallina e aprì il mare.
Dalla sua forza nacque Tapueraha, uogo di passaggio, di battaglia, di destino.
È qui che due potenze si scontrarono e fu fatta una promessa.
Oggi il gruppo non viene per cantare.
Viene per raccontare una storia.
Viene per far rivivere il passato.
Viene per risvegliare………. Tapueraha!

Riassunto del tema: Tapueraha, il VARCO delle PROMESSE
All’ingresso di Vairao, dove la laguna incontra l’oceano, si trova Tapueraha. È un varco significativo, ben più di una semplice apertura nella barriera corallina. Segna un confine tra due mondi: tra ciò che si vede e ciò che si sente.
È qui che si è svolto un capitolo fondamentale della leggenda di Fa’aravaianuu, sebbene spesso oscurato da quella della palma da cocco.
Fa’aravaianuu, essere di immenso potere e abbondanza, scavò questo passaggio infrangendo la barriera corallina, spinto dal desiderio di raggiungere Hina, la donna che amava con tutto il cuore. Tuttavia, questo amore, che non avrebbe mai potuto essere corrisposto, portò allo scontro con il guerriero Maui.
Tapueraha divenne così teatro di una battaglia decisiva tra due forze straordinarie. Il mare ribolliva, la barriera portava i segni del conflitto e il sangue dell’anguilla consacrò quel luogo.
Da quel giorno, una parte di Fa’aravaianuu riposa in questo varco, che divenne la sua ultima dimora. Eppure, Tapueraha è anche un luogo di rimpianto. È qui che Hina lasciò una parte di lui e dove comprese, troppo tardi, la profondità dei suoi sentimenti.
Questo luogo custodisce la memoria di un amore impossibile, di un sacrificio e di una promessa.
Ancora oggi, Tapueraha rimane un luogo leggendario dove convergono
forza, combattimento, amore, rimpianto ed eterno riposo.
E dove inizia Vaira’o, la cui storia continua a vivere.

In principio c’era il mare. Un mare vasto, profondo e misterioso. E nel cuore di questo mare, un’apertura. Questa apertura, nota come passo, non è un semplice passaggio. È un legame tra due mondi. Una porta invisibile tra la laguna tranquilla e l’oceano selvaggio.
All’ingresso di Vaira’o si trova un passo unico nel suo genere. Un passo ricco di storia.
Il suo nome è Tapueraha.
Un passo è un canale che si apre nella barriera corallina. Un luogo dove le acque della laguna
incontrano il mare aperto. Eppure, per gli antichi, un passo è molto più di questo. È un confine tra calma e potenza. Tra la luce della laguna e gli abissi dell’oceano aperto. Tra il mondo dei mortali e quello degli dèi. E Tapueraha è una di queste porte. Una porta che si attraversa. Una porta che si rispetta. Una porta che non si dimentica mai. Perché non fu scavata per caso; fu forgiata da un essere potente.
Molto tempo fa viveva Faaravaianuu, il rapo delle murene: un essere di immenso potere, portatore
di vita e abbondanza. Spinto dall’amore, dalla rabbia e dal destino, lasciò la sua dimora al lago Vaihiria per raggiungere l’oceano. Strisciando sulla terra, frantumando la roccia e tracciando il suo cammino come una forza viva, raggiunse il mare e si diresse a Vaira’o per reclamare la sua amata:
la bellissima Hina. Tuttavia, il mare stesso gli oppose resistenza. Così, di fronte alla barriera corallina, sferrò un colpo. E poi un altro, e ancora un altro, finché non aprì una breccia enorme. Un’apertura nella barriera corallina. Un passaggio tra due mondi. Quella breccia era Tapueraha.
È lì, davanti a questo passo, che il destino si compì. Due forze si incontrarono. Due volontà si scontrarono: Faaravaianuu, mosso dal suo potente amore, Maui, rinomato guerriero e custode della parola data. La laguna si agitò. Il vento si alzò. Il mare trattenne il respiro. E Tapueraha ne fu testimone: testimone di una battaglia indimenticabile, testimone di uno scontro tra i due esseri benedetti dagli dèi.
Al termine della battaglia, il corpo di Faaravaianuu giaceva nella laguna. Lentamente, fu trascinato verso gli abissi di quel medesimo passaggio che egli stesso aveva aperto: Tapueraha. Da quel giorno, una parte di lui riposa lì, in quell’apertura tra due mondi.
Tapueraha non è soltanto un passaggio; è una dimora, un luogo di sepoltura, un sito dove si può ancora percepire il potere dell’anguilla reale.
Ovunque passasse Faaravaianuu, la vita fioriva. La terra offriva i suoi frutti; il mare forniva nutrimento. E ancora oggi Tapueraha custodisce quella benedizione: le sue acque sono ricche, le correnti danzano e la vita scorre libera.
Tapueraha non è solo un luogo di potere e memoria; è anche un luogo di silenzio e rimpianto, fu qui che Hina perse una parte di Faaravaianuu. Fu qui, tra il tumulto della battaglia e le acque tinte di rosso, che vide colui che aveva cresciuto, colui che aveva amato come un figlio, svanire alla sua vista. E solo in quell’istante, mentre la vita abbandonava il corpo dell’anguilla, ella comprese. Afferrò la profondità del proprio amore: un amore che non aveva saputo comprendere, un amore che non aveva saputo accogliere. Lo sguardo di Faaravaianuu, posato su di lei per l’ultima volta, rimase impresso nel suo cuore: uno sguardo dolce, eppure gravido di un dolore infinito. Così Tapueraha divenne tutto questo: luogo di consapevolezza giunta troppo tardi, luogo di parole mai dette, luogo dove l’amore non trovò dimora. Da quel giorno, quando le onde si infrangono contro il passaggio, si dice che si possa ancora udire il pianto di Hina, trasportato dal vento.

Tapueraha non è soltanto un nome; è una parola carica di significato. Può essere compresa
attraverso due respiri: tapu e raha.
Tāpū: tagliare, fendere. Come l’istante in cui Faaravaianuu, in tutta la sua potenza, colpì la barriera corallina e aprì il passo, dividendo la barriera in due. Come il momento, anche, in cui la battaglia giunse al culmine e Maui recise per tre volte la testa dell’anguilla.
Ma tapu significa anche sacro, proibito: ciò che non può essere ignorato. Poiché in quell’istante
il destino fu suggellato: il destino di Faaravaianuu e quello di Hina. Un legame che nemmeno
la morte poté cancellare. Un amore trasformatosi in silenzio. E se questo legame è sacro, è anche
perché le sue acque, la sua laguna e la sua barriera corallina furono segnate dal sangue dell’anguilla reale: sangue di vita e abbondanza, sangue indelebile.
Quanto a raha, esso evoca ciò che si disperde e si espande. Come le scaglie di Faaravaianuu, trasportate dalle acque, sparse per la laguna fino al passo.
Così, l’intera storia risuona in questo nome: Tapueraha, il luogo forgiato, il luogo segnato. Il luogo dove tutto fu separato, e per sempre unito.
Quando si guarda Tapueraha oggi, si vede un passo. Ma se si ascolta, se si percepisce, si può ancora udire la storia: il respiro dell’anguilla, lo schianto delle onde sulla barriera, il mormorio della battaglia.
Tapueraha è il ponte tra ieri e oggi.
Attraverso i canti, non si racconta solo una storia; si riporta in vita il luogo. Si onora Tapueraha, luogo trascurato nelle leggende, eppure custode, nelle sue profondità, della figura destinata a regnare su Tahiti. Tapueraha: la porta sacra di Vaira’o, forgiata da Faaravaianuu, testimone di una battaglia leggendaria, custode di eterna abbondanza… tomba di un amore impossibile!
Finché la sua storia verrà raccontata e il suo nome cantato, Tapueraha continuerà a vivere!

Gruppo TARU’u
Categoria: TARAVA RAROMATA’I
Data di fondazione del gruppo: agosto 2019
Capogruppo, compositrice del tema e dei brani, e ra’atira: Dayna TAVAEARII
Autori dei brani: Heimanu MANUTAHI
Titolo del tema: L’ORIGINE

PRESENTAZIONE del gruppo
Il gruppo Tāru’u, guidato da Dayna Tavaearii, è un ensemble di canto polifonico polinesiano fondato nel 2019. Sin dalla sua nascita, si è distinto per i suoi standard artistici e per il profondo impegno verso le tradizioni del hīmene, canto, affermando la sua identità forte e contemporanea. Tāru’u incarna l’anima della tradizione: Tā per il Tārava, canto allungato, Ru per il au, canto antico, ’U per ūtē, canto, elementi intrecciati nel canto tradizionale. Tāru’u evoca la tecnica di pesca tradizionale che prevede la disposizione della rete in mare e la corsa per convogliare i pesci al suo interno.
Composto da cantanti appassionati, dai più esperti ai principianti, Tāru’u è uno spazio aperto e accogliente dove Dayna condivide il suo amore per il canto tradizionale la ferma convinzione che la trasmissione sia fondamentale e l’amore per il canto permetta a tutti di imparare, progredire ed esprimersi.
Tāru’u si distingue per la potenza delle voci, la precisione delle armonie e la coesione delle esibizioni. Sotto lo sguardo vigile e l’orecchio attento di Dayna, il gruppo lavora meticolosamente su ogni dettaglio, dalla precisione vocale all’espressività del testo, per trasmettere la ricchezza delle storie cantate.
Il loro repertorio mette in risalto la ricchezza degli hīmene attraverso la grande varietà di forme: una vasta gamma di un vasto repertorio che comprende tārava, canto allungato, hīmene rūau, canto antico, ūtē paripari, elegia alla terra, ārearea, canto comico, pātautau, filastrocca, e teki, canto d’amore, oltre al hīmene āia, canto per la patria.
Acquisendo rapidamente riconoscimento, Tāru’u si è affermato sulla scena culturale polinesiana, in particolare alla Heiva I Tahiti, dove il gruppo ha ricevuto numerosi premi nel 2023. I vari riconoscimenti testimoniano la qualità del loro lavoro e la loro capacità di emozionare sia il pubblico che la giuria.
Oggi, Tāru’u incarna una nuova dinamica nel canto tradizionale, guidata da una leadership appassionata e da un fermo impegno nel valorizzare la cultura polinesiana attraverso la forza del collettivo e la bellezza della voce umana.
L’insieme di quest’anno riunisce 127 cantanti, 40 uomini e 87 donne, di tutte le età.

Riassunto del tema: Le ORIGINI
Sin dalla notte dei tempi, ben prima che si levasse il primo soffio di vento, prima che le terre emergessero e la vita prendesse forma, il dio Ta’aroa, l’Unico, si ergeva come l’Origine. Quando ascese ai cieli per invocare l’oscurità, lo fece per dare vita agli dèi. Attraverso incantesimi instancabili, Havaii , l’isola di Raiātea, culla delle terre, divenne.
Col passare degli anni e l’avvicendarsi delle generazioni, le stelle guidarono gli antenati dei polinesiani nei loro grandi viaggi. Fu eretto un marae, luogo di culto, progettato a immagine dei cieli. Questo popolo di navigatori possedeva una vasta saggezza e conoscenza. Fu il grande marae di Taputapuātea a suggellare l’unione sacra tra le isole del vasto oceano polinesiano.
Canoe a doppio scafo percorrevano distanze immense, da nord (emisfero settentrionale) verso est e ovest, fino al grande sud, dove l’Antartide regna nel silenzio. Poi giunse l’umanità, con Ti’i e Hina.
Quando due popoli si incontrano, il saluto inizia con la recitazione della genealogia, seguita da una proclamazione rivolta alla terra: il PariPari Fenua del clan.
Oggi, questo patrimonio non è morto, contrariamente a quanto alcuni potrebbero credere.
L’albero è ancora in piedi, radicato dall’antenato fino alla sesta generazione. Il polinesiano porta in sé rispetto, spirito di condivisione e aiuto reciproco. Conosce la propria lingua, eppure il suo spirito non si è ancora risvegliato. È questo l’obiettivo del gruppo canoro Tāru’u: scuotere l’albero affinché la coscienza riprenda il suo posto.
Affinché egli possa ricordare i suoi tre fondamenti: Chi sei? Da dove vieni veramente? E dove stai andando oggi?

Prima ancora che il mondo nascesse, non vi era altro che silenzio. Nessuna parola, nessuna luce, né un solo raggio di sole. Regnava solo l’oscurità. Poi giunse l’origine, il soffio primordiale di questo mondo, portato da una voce dolce che smosse le tenebre e risvegliò una brezza leggera. Il mondo iniziò a vorticare, finché il guscio noto come Rumia si infranse, dando vita a due parti: Papa Nia e Papa Raharaha. Il dio degli dèi, l’antenato di ogni divinità, è Taaroa Nui Tahi Tumu. Egli è la fonte di ogni vita, il signore dell’oscurità e del mondo degli uomini. Fu lui a invocare l’oscurità per generare gli dèi. Egli cantò, ancora e ancora; dalle sue parole sorsero gli dèi
e ogni cosa prese vita.
Emerse Havaii, la culla delle terre, nota oggi come Raiātea. Essa rivelò le sue ricchezze: gli alberi si levarono, i frutti maturarono e l’oceano offrì i suoi tesori, raccolti come in una vasta dispensa nel cuore di Moana Nui a Hiva, il Grande Oceano dei Guerrieri.
Si destarono i primi venti, che spazzarono il mondo appena nato. Giunsero i primi esseri umani: Hina e Tii. Come in altri antichi racconti, essi rappresentano l’inizio dell’umanità.
Col passare del tempo e l’avvicendarsi delle generazioni, le stelle e il potere degli dèi, che guidarono gli antenati nei loro viaggi attraverso l’oceano, perdurano. Fu così che le isole vennero rivelate al mondo. I navigatori costruivano i marae in armonia con il cielo per restare vicini alle loro divinità. Il marae era un luogo sacro dedicato agli dèi, ma anche il centro di autorità: lì venivano tramandate le leggi dei capi e del popolo, insieme ai divieti e alle regole di convivenza, sia sulla terraferma che in mare. Si trattava di un legame profondo che nessuna forza avrebbe mai potuto spezzare. Oltre che alla terra, il popolo polinesiano appartiene soprattutto al mare; è un popolo ricco di conoscenze e saggezza ancestrali. Al cuore di questo patrimonio si erge il grande marae di Taputapuātea, culla del mondo polinesiano e simbolo dell’unione delle isole del Pacifico. Grandi piroghe salpavano verso nord, est, ovest e sud, raggiungendo terre lontane oggi associate all’Antartide. Ricerche condotte da scienziati di tutto il mondo hanno confermato l’immensa maestria dei polinesiani nell’arte della navigazione. La storia di Tupaia ne è una testimonianza: questo maestro navigatore guidò il grande esploratore inglese James Cook attraverso il Pacifico fino alla Nuova Zelanda. Senza bussola né strumenti, gli bastava osservare le stelle, i venti e le correnti oceaniche per trovare la rotta. A quei tempi, le piroghe venivano poste sotto la protezione del polpo gigante dal nome Tumu Ra’i Fenua,una figura sacra che compare nelle leggende dell’isola di Tubuai.
Molte sono le isole su cui gli antenati approdarono durante i loro viaggi.
In passato, questo patrimonio rappresentava una grande forza; oggi, parte di tale conoscenza
è andata perduta nel tempo, sebbene le associazioni come Fa’afa’a’ite continuino a mantenere viva questa memoria. Quando la piroga attraversava il passaggio nella barriera corallina, l’intera terra ne percepiva l’arrivo. I tamburi risuonavano per accogliere le genti provenienti dall’oceano. Le recitazioni si levavano immediate: indicavano la montagna, il promontorio, il luogo sacro ancestrale e la sorgente d’acqua in fondo alla valle.

Questi erano i saluti degli antenati.
Tutti sapevano riconoscere la provenienza di una tribù. Nonostante le distanze, condividevano la stessa origine, le stesse divinità, la stessa identità, lo stesso cibo e la cultura che ancora unisce
i popoli del Pacifico.

Al tramonto, la gente si riuniva nella grande casa chiamata fare pōtee, casa ovale, per invocare le proprie origini e le divinità. Momento di riflessione, gratitudine e unità, in cui tutti si ritrovavano attorno a parole condivise, ricordi e alla dimensione del sacro. Al centro di questo incontro, la cerimonia del ava svolge un ruolo fondamentale: connette il mondo degli umani a quello degli spiriti, aprendo il passaggio tra il visibile e l’invisibile. Durante questo momento solenne, una donna prendeva la parola ed esaltava la propria genealogia, ripercorrendo i legami dei suoi antenati sotto lo sguardo attento del capo, degli arioi, confraternita di artisti, degli ospiti e della folla riunita.
Ancora oggi, questa tradizione prosegue durante le celebrazioni legate alle Pleiadi, un periodo di abbondanza, in particolare a Tahiti e in Nuova Zelanda.
Ieri come oggi, Tahiti rimane l’isola principale, è a capo, e questo rispetto è profondamente radicato. Serve a ricordare che le origini risiedono in Polinesia, a Havaii, la culla dove le terre hanno avuto origine.

Sviluppo del tema: ORIGINE.
Da parte dell’autore
Che ci dice: “Non lo nascondo: è la prima volta che scrivo per un concorso di tale portata. Finora avevo scritto solo in contesti più semplici e familiari: per i miei compagni di corso durante il periodo trascorso all’Università della Polinesia Francese tra il 2021 e il 2023, per il cinquantenario della nostra Accademia di Tahiti o per la mia comunità protestante a Taha’a. Perché sì, sono un
figlio delle Isole Sottovento, profondamente legato alla mia terra e a coloro che mi hanno trasmesso questi valori.”

È importante sottolineare che il tema è stato proposto dalla responsabile del nostro gruppo canoro Tāru’u, Dayna TAVAEARII, insegnante di canto polifonico.
Una parola l’aveva colpita: tumu, voleva approfondirne il significato ed esplorarne tutta la ricchezza. Continuava a chiedersi: “Perché noi polinesiani usiamo questo termine
così spesso? Quando lo impieghiamo? E soprattutto, come comprenderne i molteplici significati
oggi? Queste domande mi hanno condotto a una riflessione fondamentale: quale sia il significato più profondo della parola? Mi sono rivolto dapprima al dizionario dell’Accademia per coglierne
il senso, poi ho ampliato la riflessione sul piano linguistico, osservandone gli equivalenti in hawaiano, nel Māori della Nuova Zelanda e in altre lingue polinesiane. Attraverso questa ricerca, ho scoperto che dietro questa parola si celava una profondità ben maggiore rispetto alla sua semplice definizione. Mi sono chiesto: quale significato reale si nasconde dietro questo termine? E perché, in Polinesia, viene usato così spesso per dare enfasi a un concetto? Si sentono espressioni come ei tumu parau, fondamento della parola, ei tumu uru, l’albero del pane, e molte altre. È lì che si coglie appieno l’importanza di questa parola. Sono poi sorte le domande essenziali:
Da dove proviene questo tumu?
Di quale tumu stiamo realmente parlando?
E, la mia domanda centrale si è fatta chiara:
Da dove veniamo noi, i polinesiani?

Non mi sono soffermato troppo a lungo su questo punto, perché so, al di là della mia fede cristiana protestante, che la cultura polinesiana affonda le sue radici in una fonte primordiale, una genesi legata al dio Ta’aroa e alla creazione del mondo. Questa è l’idea che ho scelto come principio guida. Altri diranno che si tratta del Grande Creatore, il Dio presente nella Bibbia e nelle parole di Gesù Cristo. I miei nonni mi dicevano spesso: “Figlio mio, non c’è altro dio all’infuori di lui, grande e pieno di sapienza”. Sappiamo chi è: il Dio d’Israele, il Dio della tradizione biblica. È in lui che credo oggi. Ma è fondamentale per me affermarlo chiaramente: questa fede non mi ha mai reso distante dalla mia storia o dalla mia cultura. Al contrario, vi convive, poiché resto profondamente legato alle mie radici, alla mia memoria e all’eredità del mio popolo. Ho sempre riconosciuto che il polinesiano ha il proprio dio. Bisogna chiedersi: è stato cancellato nel corso del tempo, o siamo stati noi a rinunciarvi gradualmente? Sono domande fondamentali che meritano di essere poste, su cui riflettere…
Con il passare del tempo, il Dio della Bibbia è diventato il Dio della casa per molti, assumendo un ruolo centrale nella vita spirituale. Personalmente, ho scelto di basare il mio lavoro sulla cosmogonia di Ta’aroa, perché questa narrazione appartiene al mondo polinesiano ben prima dell’arrivo dei missionari protestanti inglesi e della diffusione del Vangelo dal 5 marzo 1797. Esistono diverse narrazioni sulla creazione del mondo. La mia intenzione non è di mettere in discussione o insultare alcuna religione, anzi, al contrario. Piuttosto, si tratta di evidenziare l’importanza del popolo polinesiano e dell’eredità tramandatagli dai suoi antenati. È da questa riflessione che ho iniziato a ricercare, leggere e approfondire gli scritti e i miti relativi alla creazione del mondo. Non ve lo nasconderò: non ho affrontato il tema adottando l’idea di un popolo asiatico che navigò verso l’America occidentale. Ho scelto di evidenziare il rapporto tra gli dèi, la terra, la piroga e i polinesiani, un tempo inseparabili. Oggi questo legame si è un po’ indebolito, senza essere completamente scomparso. Merita di essere coltivato, preservato e valorizzato e tramandato, come un albero che debba essere curato affinché continui a vivere.
Vedo un’unica via: ricordare noi stessi come polinesiani nella creazione del mondo a opera di Ta’aroa, molto prima dell’arrivo degli stranieri. Un popolo che conosce la propria storia, ma il cui albero non è ancora stato scosso a fondo.
Ho scelto di partire dalla creazione del mondo, perché rappresenta l’origine stessa della vita,
che si ritrova nei nostri tre canti: il tārava Raromatai, lo hīmene rūau e lo ūtē paripari. Fin dalla prima strofa del tārava Raromatai, ho sottolineato il ruolo fondamentale dell’origine, quella di
Taaroa l’Unico. Quando egli si volse su se stesso nel suo guscio primordiale, era ancora solo,
racchiuso in un universo vuoto e silenzioso. In questa oscurità totale, cercava un cammino e un’esistenza capaci di dare vita al mondo. Poi giunse il momento in cui si liberò da quel guscio. Nell’ emergere dal suo guscio, scoprì che tutto intorno a lui era solo oscurità e immensità. Da lui nacquero le terre, e la prima, che chiamò Havaii, segnò la nascita del mondo terrestre, considerato oggi la culla di tutti i popoli del Pacifico.
Segue poi il simbolismo della piroga, il primo mezzo di trasporto dei polinesiani, quello che li condusse attraverso l’immensità dell’Oceano Pacifico. Più che una semplice imbarcazione, la piroga rappresenta la vita, il viaggio e la trasmissione. Spinta dalla brezza leggera, solcava il mare alla ricerca di nuove terre. La traversata non avveniva mai in solitudine: i navigatori erano posti sotto la protezione di Tumu Ra’i Fenua, la sacra piovra. Simbolo di guida e protezione, accompagnava gli uomini nei loro viaggi attraverso acque vaste e sconosciute.
Attraverso il mio tema, intendo mostrare che, nonostante i numerosi viaggi, i navigatori polinesiani
rimanevano per sempre legati alle loro origini. Il marae di Taputapuātea simboleggia questo legame sacro, essendo il luogo in cui i navigatori si riunivano prima di prendere il largo.
Mentre le piroghe proseguivano il loro viaggio, un cambio di rotta segnalava la vicinanza di un’isola, appena oltre l’orizzonte. Quando l’isola appariva alla vista, l’arcobaleno si stagliava nel cielo: segno che il capo li stava attendendo. Mentre remavano verso la riva, i tamburi iniziavano a
risonare in segno di benvenuto. Nonostante le distanze percorse, condividevano le stesse origini e formavano un unico popolo.
In questi versi, ripercorrendo il cammino da Ta’aroa alla piroga, ho cercato di ancorare il concetto di origine a Havaii, nota oggi come Raiātea. Esistono diverse teorie sulla culla dei popoli del Pacifico, e non pretendo che Havaii rappresenti l’unica verità, poiché ogni isola possiede la
propria storia e le proprie tradizioni.
Tuttavia, gli scritti di alcuni ricercatori stranieri indicano spesso questa origine, identificando Havaii come il punto di partenza simbolico delle grandi migrazioni polinesiane. Esiste anche
la leggenda del continente sommerso noto come , la terra che si dice sia sprofondata nell’oceano secoli fa. Questo concetto è ampiamente trattato nelle ricerche di Éric Conte: Sur le
chemin des étoiles : navigation traditionnelle et peuplement des îles du Pacifique (Pape’ete: Au Vent des Îles – 2023), successivamente ripresa dallo scrittore polinesiano Charles Teriianuanua
Manutahi nel suo libro Te Ana Feo Pua Rai, Papeete.
Attraverso tutte queste storie corre la stessa idea ricorrente: quella di un popolo unito dall’origine comune, legato da una memoria e da un patrimonio condivisi.
Nelle strofe finali, mi rivolgo al polinesiano di oggi con tre domande essenziali: Chi sei? Da dove vieni? Dove stai andando?
Attraverso questi interrogativi, desidero ricordare a tutti che esiste un’origine che ancora oggi lega il popolo polinesiano al proprio passato. Dietro queste domande si cela una memoria antica: la memoria che risale a prima dell’arrivo del Vangelo e dei missionari, molto prima della costruzione dei templi che conosciamo oggi. Quest’origine era già radicata nel suolo polinesiano, portata da dèi ancestrali, da forze oceaniche come Ruahatu, il dio del mare, e dalla spiritualità che un tempo guidava i nostri popoli. È quest’origine che desidero evocare: un’origine sacra, viva e sempre
presente. La paragono alla placenta di un neonato, il primo legame con la vita, ciò che chiamo tumu: la radice che nutre e favorisce la crescita.
In questa visione, dèi ed esseri umani sono una cosa sola: senza gli dèi, l’uomo perde la propria origine; senza l’uomo, gli dèi cadono nell’oblio.
Questa è l’idea che ho cercato di esprimere scrivendo Tumu Nui, lUnique, La Grande
Radice, l’Unica. Attraverso queste parole, rivolgo un appello ai polinesiani: ricordate la vostra origine; ricordate che avete un dio.
È significativo porsi questa domanda: perché il gruppo ha scelto un albero per rappresentare il proprio tema?
Ecco una breve spiegazione.
La nostra capogruppo ha scelto l’albero come simbolo legato alla genealogia, agli dèi, all’umanità e alla vita nella sua forma più pura. L’albero racchiude molti significati, ma ci siamo
concentrati su due concetti essenziali: la vita e il potere divino. Le radici rappresentano la terra, le nostre origini e il nostro radicamento. Quando la capogruppo è in piedi, incarna la radice, ovvero il tronco dell’albero.
I cantanti rappresentano i rami e il fogliame. Lei detta il ritmo, ci guida e ci mantiene uniti; a noi
basta ascoltarla e seguirla.
Nell’ultima strofa mi rivolgo all’intera Polinesia francese, da qui l’uso del termine Tahiti Nui,  includendo l’intera regione del Pacifico, poiché tutti sono parte integrante di questa stessa origine, di queste stesse fondamenta condivise.
Attraverso le mie ricerche e i miei studi, ho compreso che condividiamo la storia, le radici e l’origine comune. Che si creda nel Dio della Bibbia, nei profeti o che si aderisca a qualsiasi altra
religione, non è questo il punto. Con questo messaggio, invito semplicemente il mio popolo a ricordare di avere un Dio, un’origine e un albero che si ergeva fiero in passato e che resta in piedi
ancora oggi. Questo albero ha dato frutti in tempi passati, continua a darne oggi e ne darà ancora domani.
Mi appello a questo bambino affinché torni alle sue origini, sappia da dove proviene, chi ha
assistito alla sua nascita e chi lo ha cullato fin dai suoi primi giorni.
Dobbiamo continuare a irrigare l’albero affinché sopravviva. È qui che affonda le radici il titolo
scelto: La creazione del mondo.
Ciò ha sollevato un interrogativo: il polinesiano persegue ancora i propri interessi al di fuori della Creazione, laddove in passato essa costituiva il fondamento stesso della sua esistenza?
Per quanto riguarda lo hīmene rūau, ho scelto nuovamente la creazione del mondo come
tema centrale. Rappresento il momento in cui il dio Taaroa apparve all’interno della sua conchiglia, Rūmia, prima che qualsiasi cosa venisse rivelata al mondo esterno. Ho posto particolare enfasi sull’immagine dei cieli, quando Taaroa invoca gli dèi per dare vita al mondo polinesiano. Il concetto chiave di questo canto è la piroga, da cui il titolo: I grandi viaggi.
Questa piroga navigava verso il mare aperto, guidata da un protettore, l’uccello, in questo caso, prima di raggiungere l’isola sacra di Havaii. Ho introdotto il nome del capo Tamatoa. Un tempo, i Pōmare e i Teva governavano Tahiti, mentre le Isole Sottovento erano sotto l’autorità dei Tamatoa, che amministravano cinque isole: Havaii ovvero Raiātea, Vavau ovvero Bora Bora, Ūporu ovvero Taha’a, Matairea ovvero Huahine) e Maurua ovvero Maupiti.
Oltre alla piroga, ho voluto sottolineare l’importanza della terra attraverso il rituale della sepoltura della placenta, tradizione ancestrale viva  ancora oggi. Giunti alla strofa finale, l’intento rispecchia quello del tārava Raromatai: mettere il polinesiano di fronte al tema, fargli osservare l’albero che si erge davanti a lui e fargli cogliere il messaggio essenziale: il ritorno alle origini.
Attraverso il scoprirete il profondo significato dell’amore, così come il dolore che i nostri antenati hanno dovuto sopportare. Oggi è come se fossimo diventati alberi avvolti nella nebbia, simili a quelli che si scorgono sul fondo delle valli: ancora in piedi, eppure a volte dimenticati e difficili da distinguere. Non muovo accuse a nessuno, poiché il popolo polinesiano non ha mai rinnegato veramente i propri dèi. È vero che i marae furono distrutti, gli unu bruciati e le pietre sacre e le statuette gettate nei canali della barriera corallina. Dietro questi atti si cela un dolore immenso, perché i nostri antenati non voltarono mai veramente le spalle alle antiche divinità. Ciò era stato predetto da Vaita: “Sta arrivando un nuovo dio, un dio supremo, accompagnato da un popolo che giunge su piroghe prive di bilanciere”. Il popolo polinesiano accolse Geova come proprio Dio. Quanto a me, la mia fede è profondamente cristiana. Eppure, conosco la storia. In sintesi, non ho scritto questo testo senza riflessione o fondamento. Ho attinto a diverse fonti bibliografiche per sostenere le mie argomentazioni, in particolare alle opere e alle testimonianze raccolte da rinomati ricercatori stranieri come:

– Teuira HENRY, Tahiti aux temps anciens, Papeete, Société des Études Océaniennes, 1951.
– Éric CONTE, Sur le chemin des étoiles : navigation traditionnelle et peuplement des îles du                   Pacifique, Papeete, Au Vent des Îles, 2023.
– Bruno SAURA, Un poisson nommé Tahiti, Papeete, Au Vent des Îles, 2015.
– Charles Teriiteanuanua MANUTAHI, Te Ana Feo Pua Rai, Pape’ete.
– Pouira TEAUNA, Parau nō te ’āi’a (trascrizioni dei programmi radiofonici Te Ara Pō, 1962–1967), Pape’ete, Dipartimento della Cultura e del Patrimoniodella Polinesia Francese, 1997, 6 opuscoli didattici.
– Bruno SAURA, Un nome transnazionale per l’Oceano Pacifico: Te moana nui a Hiva, Archivio Antropologico Mediterraneo*, vol. 25.
– Anouck FAURE Taaroa: mito cosmogonico delle Isole della Società, Éditions Apeiron, 2022.
– William ELLIS, Polynesian Researches, Londra, Fisher, Son & Jackson, 1830 (ristampe multiple).

In conclusione, spero abbiate colto il profondo significato del messaggio che il gruppo Tāru’u ha voluto trasmettere all’intera popolazione: il messaggio dell’ORIGINE. Lo scoprirete durante l’esibizione e, sarete in grado di formarvi una vostra opinione.
Che l’Heiva rimanga l’Heiva.
L’origine era qui ieri e rimarrà anche domani. Un unico messaggio: Te aroha ia rahi e Ia nui ā te aroha! Sia preparata la pace, sia grande la pace.

Gruppo O TAHITI E
Categoria: HURA TAU
Anno di fondazione del gruppo: 1985
Capogruppo e Ra’atira: Marguerite LAI
Capo orchestra e compositore dei brani: Tenania TEMATAUA
Autore del tema e dei testi: Yves DOUDOUTE
’Ōrero, oratore in competizione: Nessuna esibizione di ’ōrero in gara per il gruppo O TAHITI E
Miglior ballerina: Tekuriri MONTARON
Miglior ballerino: Ra’itea TEHUIOTOA
Titolo del tema: Sia la piroga una terra, sia la terra una piroga

PRESENTAZIONE del gruppo
Fondato nel 1985, il gruppo di danza O TAHITI E è guidato da Marguerite LAI. Il 1997 ha segnato la sua prima partecipazione al concorso O TAHITI E, dove ha vinto il primo premio nella categoria professionisti. Alle Heiva del 1998, 2005, 2012 e 2019, il gruppo ha ripetuto l’impresa mantenendo il gradino più alto del podio. Alla Heiva del 1999, si è classificato secondo e nel 2009, 2016 e 2023, ha ottenuto il terzo posto.
Nel il 2026, il gruppo celebra il suo 41° anniversario e la responsabile ha voluto partecipare alla HEIVA I TAHITI per festeggiare e condividere questa gioia con il pubblico e con l’intero Paese.
Il tema scelto quest’anno è IA VAA Ā TE FENUA, IA FENUA Ā TE VAA, scritto da Yves
DOUDOUTE. Narra pensieri e parole sagge e profondamente significativi
provenienti dalla terra polinesiana, ritrae la visione della vita e dell’organizzazione della va’a mataèinaa, la piroga della comunità, durante l’epoca dei grandi viaggi. Marguerite Lai ha ideato la coreografia, magistralmente supportata da Mereani Tumahai. Tena Temataua ha composto il pehe, canto tradizionale, e le canzoni, assistita da Teriri Tahi.

Riassunto del tema: Sia la piroga una terra, sia la terra una piroga
Chi sono, da dove vengo e come sono giunto in questa terra, questa terra che è diventata il mio Paese, la mia patria?
La terra dei Mā’ohi è oggi Mā’ohi oggi grazie alla canoa! La canoa che unisce le isole, le popolazioni e gli abitanti di un distretto: la canoa degli illustri Mā’ohi.
Nell’epoca dei grandi viaggi, di fronte alla potenza terrificante dell’oceano, i Mā’ohi misero in campo tutte le loro conoscenze ed esperienze per navigare e collegare le isole che costituivano il loro mondo. L’oceano e i viaggi a bordo di grandi canoe a doppio scafo hanno plasmato l’identità Mā’ohi. Umiltà, rispetto, benevolenza, amore per il prossimo e per la natura circostante: è attraverso questi grandi viaggi che i Mā’ohi si sono arricchiti di tali valori che, ahimè, sono stati lentamente dimenticati col passare del tempo, ma che vanno assolutamente recuperati.
Qui risiede l’origine di ciò che i Mā’ohi chiamano va’a mata’einaa la trasposizione della mentalità adottata durante i viaggi in piroga, dove ogni sforzo è volto al successo, nel modo di vivere con la propria gente sulla terraferma. Preziosa lezione per le generazioni future, guida per chi si sia smarrito e esempio per il mondo intero. Rispetto, benevolenza e amore devono tornare ad albergare nei cuori Mā’ohi; il popolo deve guarire le proprie ferite e riconquistare la gloria passata:
gloria invidiata da tanti altri popoli del mondo.
Il gruppo O TAHITI E presenta il suo tema: Sia la piroga una terra, sia la terra una piroga, saggezza intrisa di profonda conoscenza, che ci viene sussurrata dalla voce della nostra madre, la Terra.