Come ogni anno dopo le varie scuole di ’ori tahiti, la danza polinesiana, tocca al Conservatorio con i suoi mille e più allievi, marcare la fine di queste esibizioni di fine anno.
Il tema scelto per questo anno è sul rāhiri, il germoglio della palma da cocco che veniva scambiato in segno di pace e di rispetto, ma non solo…
Tema
Celebrare? Cosa celebreremo? Celebreremo gli ari’i, i capi?
Celebreremo le divinità? O il rāhiri significava consacrato?
Quello che osserviamo oggi durante la Heiva I Tahiti, il rāhiri dell’apertura delle celebrazioni suggella l’impegno di ognuno al rispetto reciproco, ponendo il periodo della competizione sotto il segno della pace fino alla sua conclusione.
Il rāhiri, nei tempi antichi, aveva un significato ben più profondo e strutturato.
È il momento di transizione che apre lo spazio, un tempo consacrato, infondendo carattere sacro alle celebrazioni a venire.
Questo atto, compiuto dai romatāne, (coloro che ammettono l’ingresso delle anime nel Rōhutu no’ano’a, il paradiso profumato) segna l’ingresso in un tempo speciale, intriso di rispetto e di solennità. Non si tratta di un momento di festa, ma di una vera e propria apertura: il rāhiri sottolinea l’ingresso in uno spazio consacrato, che prepara l’inizio della cerimonia.
Cosa succede oggi, in assenza degli ari’i, dei marae, luoghi di culto, e delle divinità polinesiane? Come si può aprire questo spazio?
Come si può conferire un carattere sacro alle festività?
Nell’anno accademico appena concluso, il Conservatorio si è impegnato a rafforzare il proprio programma ponendo le basi sulle pratiche artistiche tradizionali. Il ritorno alle origini, ai gesti primordiali, ai ritmi essenziali, alla comprensione dei valori che strutturano l’arte polinesiana.
Perché prima di creare, bisogna imparare. Prima di innovare, bisogna capire. Prima di trasmettere la conoscenza, bisogna padroneggiarla.
Così, come il rāhiri un tempo apriva lo spazio cerimoniale, il lavoro sulle fondamenta diventa oggi il modo di consacrare il tempo di apprendimento. Momento in cui vengono poste le basi, in cui ogni persona si prepara ad entrare nella continuità culturale.
Immaginate un bambino che tiene in mano la tītīraina, la piccola piroga di legno.
Con delicatezza, la posa sull’acqua.
La piroga scivola dolcemente. Il viaggio ha inizio. Prima di partire, impara a mantenere l’equilibrio, osserva le correnti e ne capisce le basi.
Come le tītīraina adagiate sulla laguna, gli studenti intraprendono il loro cammino di apprendimento. Ogni gesto diventa un primo passo, ogni ritmo diventa un punto di riferimento, ogni parola diventa trasmissione.
Così, anche in assenza della vecchia guardia, lo spirito dei rāhiri permane. Vive nell’impegno di onorare le basi, di preservare le tradizioni e ad assicurarne la trasmissione alle generazioni future. Il viaggio ha inizio… e la piroga prosegue il suo cammino.
HIMENE RĀHIRI
’Enā ho’i te mānava
Te ari’i nui
Tei fā mai i te ra’i
Fano mai oe i te tupu O te ra’i
I te rito i te ao i te mahora
Fano mai oe i ō va’a mua va’a roto
I muri turia
I te ùraùra ma te heihei
Ma te tārehu..Moana
Inno del Rāhiri
Benvenuto
al grande capo
Venuto dal cielo
Venuto dall’inizio del cielo
Con le fronde di palma
Nella luce, si dispiegano
Tu sei venuto a prua, al centro
A poppa Nella luce rossastra del crepuscolo
Nella nebbia marina
HIMENE FA’ARI’IRA’A – ’EI ORA
’Enā ho’i te mānava
Te mānava o te fare ’upa rau
I ni’a i teie tahua iti ē
Tei vauvau hia e te au manihini
Haere mai ra, e te hoa iti ē
Haere mai ra, e te hoa iti ē
Haere mai ra,
A tomo mai I tō fare nei
Pārahi mai ’oe ’ia’u nei ē
’Ei ora ’oe, ’ei ora tāua
I tō taua farereira’a
I fano mai ’oe mai tua ra
I fano mai ’oe mai te ātea ra
I fano mai ’‘oe i te va’a i turia ra
I te ua ’ura mā te heihei
Mā te tarehu moana
Mānava ’ia ’oe, ’ei ora
Inno d’accoglienza – Sia la vita
Ecco i saluti
Saluti dal Conservatorio
Qui, in questa arena
Avvolti dalla convivialità
Vieni, caro amico
Vieni, caro amico
Vieni
Nella nostra casa
Accomodati con me
Che tu possa vivere, che noi possiamo vivere
Il nostro incontro
Hai vogato dal mare aperto
Hai vogato da lontano
Sei giunto fino alla casa della tribù
Nell’intreccio
Nel miraggio dell’oceano
Benvenuto, che tu possa vivere
TAPURA ’AMUI: PATA’U APARA’A RIMA
Tarava tifene pororima e…
Toro taute’a to rima e
Pa’i-patu po’o’a… pa’i-patu po’o’a
Ta’ai-ti’au to rima e…
Fa’ati’a fa’ataha mahora e
Tamari’i ’Upa Rau e…
’A ’ori ’a ’ori ’a ’ori ma te hau
Aaere mai-haere mai-haere mai e
Aaere mai-haere mai-haere mai ra
’a hura e-’a hura e…
’a hura mai ra to tino e
Tutti insieme: eseguire il pata’u, filastrocca, con i movimenti delle mani.
Intoniamo il tārava, canto allungato, con le mani in movimento
Distendiamo armoniosamente le mani
Battiamo le mani con forza, battiamo le mani con forza
Alziamo e muoviamo le mani
Uniamo le mani e apriamole ampiamente
Giovani del Conservatorio
Danzate, danzate, danzate al soffio del vento
Venite, venite, venite
Venite, venite, venite qui
Danzate danzate
Fate danzare il vostro corpo
Il rāhiri è il fascio di giovani fronde di palma da cocco, tagliate a strisce, che veniva offerto al capo.
Fascio di giovani fronde di palma da cocco, tagliate a strisce, che veniva offerto agli dèi.
Il rāhiri è una giovane fronda di palma da cocco arrotolata.
Chiamata albero della vita, la palma da cocco produce un giovane germoglio.
Il germoglio divide e separa.
Va immerso in acqua bollente, poi in acqua fredda, va strofinato e lasciato asciugare.
Il giovane germoglio viene arrotolato per formare il fascio di rāhiri.
E TAPA’O TE RAHIRI
E tāpa’o te rāhiri
E peu nā te rōmatāne
E ’umu rito nī’au
Tei tu’uhia i te ’āvae o te ari’i
’Ei ‘īritira’a i te ’ōro’a !
E rāhiri atua, e rāhiri ari’i
Rāhiri tā na fa’anahora’a
Te putura’a ’upa’upa i mua i te marae,
e rāhiri atua
Te fa’atomora’a ’upa’upa, e rāhiri ari’i
E ha’amau te rāhiri i te hau
E ha’afātata i te ra’i ’e te fenua
Ra’a te rāhiri, ra’a te fa’anahora’a
Il fascio di fronde di cocco è un simbolo significativo.
È una consuetudine associata ai Romatane.
Questo fascio, fatto di fronde di cocco intrecciate,
viene posto ai piedi del capo per segnare l’inizio dei festeggiamenti.
Il rahiri può essere divino o reale,
e ogni tipo ha il suo protocollo specifico.
La raccolta degli strumenti musicali davanti al marae
corrisponde al rahiri divino.
La presentazione formale degli strumenti rientra nel rahiri reale.
Il rahiri stabilisce la pace e collega il cielo alla terra.
Il rahiri è sacro, come l’evento che annuncia.
PĀTA’U: ’UMU RAHIRI
’Umu rāhiri ē …. ’umu rāhiri ē
Rāhiri ari’i, rāhiri atua
Rāhiri te rito pōtaro e
’E rito
Tumu ora,
Te rito nī’au ē
Pāhae te rito, vāhi te rito
Ta’ira’a pehe: vava > 4 patu + pāhae i ni’a // 4 patu + vāhi
Tāpuru i te vai piha’a ē
Utuhi i te vai to’eto’e ē
E tīoro, e huihui,
Ha’amarō ē,
Pōtaro tō rito
Ta’ira’a pehe: vava > 4 patu + ha’amarō i ni’a // 4 patu + pōtaro e
’Umu rāhiri ē … ’umu rāhiri ē … ’umu rāhiri
Filastrocca: Mazzo di foglie sacre
Mazzo di foglie sacre… mazzo di foglie sacre
Mazzo per il capo, mazzo per gli dèi
Mazzo dispiegato attorno al germoglio centrale
Cuore della pianta
Radice della vita
Germoglio della palma da cocco
Il germoglio si divide, il germoglio ramifica
Raccogli l’acqua della sorgente
Attingi l’acqua fresca e limpida
Che germogli, che si raccolga
Che si sviluppi, che cresca vigorosamente
Che il tuo germoglio apra le sue foglie
TAMA ’AITU
’Aitu te tama i te fenua Ma’ohi
E te purotu a Tāne atua
I te mata fa’arava a Rōmatāne
Tama ’aitu i te tahua To’atā
Tei hi’i i te ’ū o te aru he’euri
I te mata fa’arava a Tohu atua
Tama ’aitu i te hura ma’ohe
’E te reo ta’i rirerire
Tei hi’ihia e te hau o te heiva
I te mata fa’arava a ’Urataetae
’Aitu, ’aitu te tama arioi
O te fenua Mā’ohi.
Bambino divino
Divino è il bambino della terra Mā’ohi,
erede della bellezza del dio Tāne,
sotto lo sguardo dei Rōmatāne.
Bambino divino nell’arena di To’ata,
avvolto nei colori della natura rigogliosa,
sotto lo sguardo del dio Tohu.
Bambino divino, danza con eleganza,
Canta con voce chiara e armoniosa,
immerso nella pienezza dei festeggiamenti,
sotto lo sguardo di ’Urataetae (la dea della danza).
Divino, è divino il bambino artista,
Della terra Mā’ohi.
’Ia hō mai te atua i te re’a
’Ia re’a te ’ori
’Ia re’a te rutu pahu
’Ia re’a te māta’ita’i
’Ia rahi te ’ata
A fa’aro’o na
’Ua rutu te pahu a te rōmatāne
I te pahu o Taimoana
Mai te pi’ira’a o te moana
Mo’a te ’aha ’ōperu
Tei panena i te ’iri pahu
Mo’a
’E, mo’a te tihauhau nā te atua ra
’Ua rutu te pahu
’Ua rutu te fenua
’Ua haruru te ’ū oraora
I ni’a i te tahua To’atā
’Ēie te tama Mā’ohi
’Aitu te tama o te fenua Mā’ohi
A te atua ra o Tāne
I te mata fa’arava a Rōmatāne
’Aitu te tama i ni’a i te tahua To’atā
Tei hi’ihia e te ’ū o te aru he’euri
I te mata fa’arava a te atua ra o Tohu
Tama ’aitu !
A hura mai
A reo mai
A re’a mai i te hau o te rāhiri
I te mata fa’arava a ’Urataetae
’Aitu
’Ē, ’aitu te tama arioi
O te fenua Mā’ohi
Tei hi’ihia e te tā’ere Mā’ohi
Tei arata’i hia e te atua
Hau te pō a Rōmatāne
Tei hi’ihia e te hau arioi
’Ura’ura te pō a Rōmatāne
I te rāhiri o te hau
’Ia rutu a te pahu
’Ia re’a te ’ori
’Ia re’a te fenua Mā’ohi
Che gli dèi ci concedano gioia!
Che la danza sia gioia!
Che il suono dei tamburi diventi gioia!
Che i nostri occhi riflettano gioia!
E che le risate abbondino!
Ascoltate!
I tamburi dei suonatori risuonano,
come i ruggiti del mare aperto,
come il richiamo dell’oceano.
Sacro è la corda,
che tende saldamente la pelle di squalo
sulla pelle del tamburo sacro.
Sacro…
Sì, sacro è il ritmo…
offerto agli dèi.
I tamburi risuonano!
Fanno vibrare la terra!
Diffondono i loro colori vibranti
sulla grande piazza di To’atā.
Ecco il figlio della terra Mā’ohi!
Divino è il figlio della terra Mā’ohi,
erede della bellezza del dio Tāne,
sotto lo sguardo favoloso dei Rōmatāne.
Figlio divino nella piazza di To’ata,
avvolto nei colori della natura rigogliosa,
sotto l’occhio vigile del dio Tohu.
Figlio divino!
Danza con eleganza!
Canta con voce chiara e armoniosa!
Risplendi nella pienezza dei festeggiamenti!
Sotto lo sguardo di ’Urataetae.
Divino…
Sì, divino è il bambino artista,
nato nella terra Mā’ohi,
nutrito dalla cultura, guidato dagli dèi.
Gloriosa è la notte di Rōmatāne!
Avvolta dalla pienezza degli artisti!
Splendente è la notte di Rōmatāne!
Illuminata dalla presenza del bouquet della pace!
E che i tamburi risuonino ancora una volta!
Lunga vita alla danza!
Lunga vita alla terra di Mā’ohi!
IA RE’A TE ’ORI
Hō mai e te atua i te re’a
’la re’a te ’ori
’Ia re’a te rutu pahu
’Ia re’a te māta’ita’i
’la rahi te ’ata.
A fa’aro’o na
’Ua rutu te pahu a te rōmatāne
I te pahu o Taimoana
Mai te pi’ira’a o te moana
Mo’a te ’aha ’ōperu
Tei panena i te ’iri pahu
Mo’a
’E, mo’a te tihauhau
Nā te atua ra
’Ua rutu te pahu
’Ua rutu te fenua
’Ua haruru te ’ū oraora
I ni’a i te tahua To’atā
’Ēie te tama Mā’ohi
’Aitu te tama o te fenua Ma’ohi
A te atua ra o Tāne
I te mata fa’arava a Rōmatāne
’Aitu te tama i ni’a i te tahua To’atā
Tei hi’ihia e te ’ū o te aru he’euri
I te mata fa’arava a te atua ra o Tohu
Tama ’aitu !
A hura mai
A reo mai
A re’a mai i te hau o te rāhiri
I te mata fa’arava a ’Urataetae
’Aitu
’Ē, ’aitu te tama arioi
O te fenua mā’ohi
Tei hi’ihia e te tā’ere Ma’ohi
Tei arata’i hia e te atua
Hau te pō a Rōmatāne
Tei hi’ihia e te hau arioi
’Ura’ura te pō a Rōmatāne
I te rāhiri o te hau
’Ia rutu a te pahu
’Ia re’a te ’ori‘Ia re’a te fenua Mā’ohi
Sia la gioia
Possano gli dèi concederci gioia,
possa essere gioia la danza,
possa farsi gioia il suono dei tamburi,
possano i nostri sguardi trasmettere gioia,
e possa abbondare la risata.
Ascoltate!
I tamburi dei suonatori risuonano,
Come il fragore del mare aperto,
Come la voce dell’oceano che chiama.
Sacra è la cinta,
Che tende la pelle di squalo
Sulla membrana del tamburo sacro.
Sacro…
Sì, sacro è il ritmo… Offerto agli dèi.
I tamburi risuonano!
Fanno vibrare la terra!
Diffondono i loro colori brillanti
Sulla grande piazza di To’atā.
Ed ecco il figlio della terra Mā’ohi!
Divino è il figlio della terra Mā’ohi,
Erede della bellezza del dio Tāne,
Sotto lo sguardo dei Rōmatāne.
Divino fanciullo nella piazza di To’atā,
Avvolto nei colori di una natura rigogliosa,
Sotto l’occhio vigile del dio Tohu.
Divino fanciullo!
Danza con eleganza!
Canta con voce limpida e armoniosa!
Risplendi nel pieno fervore della festa!
Sotto lo sguardo meravigliato di ’Urataetae.
Divino…
Sì, divino è il giovane artista,
Nato dalla terra Mā’ohi,
Nutrito dalla cultura,
Guidato dagli dèi.
Gloriosa è la notte dei Rōmatāne!
Avvolta dalla presenza vibrante degli artisti!
Folgorante è la notte dei Rōmatāne!
Illuminata dalla presenza del simbolo di pace!
E che i tamburi risuonino ancora!
E viva la danza!
E viva la terra Mā’ohi!
’Ua rutu te pahu a te Rōmatāne
’Ua rutu te pahu a te Rōmatāne
I te pahu o Taimoana
Mo’a te aha ’operu
tei panena i te ’iri pahu
Mo’a nā te Rōmatāne !
E rutu a haruru te ’ū oraora
I ni’a te tahua To’atā !
’Una’una te ru’i a Rōmatāne
I te hau arioi
’Ura’ura te pō a te Rōmatāne
I te rāhiri o te hau
Risuonano i tamburi dei Rōmatāne
Risuonano i tamburi dei suonatori,
come il fragore del mare aperto.
Sacra è la cinta che stringe la pelle di squalo
ben tesa sulla membrana del tamburo.
Sacra è la notte dei Rōmatāne.
Echeggiano, diffondendo colori vibranti
sulla Piazza To’atā.
Gloriosa è la notte dei Rōmatāne,
pervasa dal talento degli artisti.
Radiosa è la notte dei Rōmatāne,
grazie alla presenza del mazzo, simbolo di pace.
ORERO: TOHU, il dio del tatuaggio
O Tohu te atua o te tatau
Tei ha’amau i te hōho’a pāpa’i
’e te ’una’una o te i’a
O tā te ta’ata i rave ato’a nā i nia i tō rātou tino
Oia ato’a te mau ta’ata tatau
Tei ta’u ia Tohu nō te tauturu ’ia rātou
O te mau tā-tatau
Tohu, te atua o te moana tārere
E parai ’una’una hope i te i’a ’e te pūpū o te moana
Tohu era il dio del tatuaggio,
Creatore dei disegni e dei colori dei pesci
Che gli umani imitavano sui propri corpi;
Coloro che di professione tatuavano
Chiedevano a Tohu di aiutarli nel loro lavoro:
Erano conosciuti come ta-tatau.
Tohu, dio degli abissi profondi,
Dipingeva con colori perfetti
I pesci e le conchiglie delle profondità.
I roto i te hanahana o te ra’i tuatini
Ta’u i haro’a.
Faatoro a’e ra to’u hiro’a,
Neva a’e ra to’u manava,
Topa turi a’e ra o ia
I mua i te faahiahia e te ’aravihi
No te hura tini
Hura tini-Hura tini-Hura tini-Hura tini
Hura tini ’ārere… pahe’ehe’e
Hura tini matameha’i nā ’ai’ai
Hura tini ’ārere…Hura tini pahe’ehe’e
Hura tini vairipo-Hura tini vairipo
Hura tini matameha’i…
Hura tini nā ’ai’ai
Hura tini (nā) faatura…Hura tini (nā) faatura
Hura tini nā ’Urataetae…
(Hura tini) Na atua
Nello splendore del cielo infinito,
udii il suono melodioso del tamburo divino.
I miei sensi seguirono quel suono,
le mie emozioni andarono a cercarlo,
e poi caddi in ginocchio
dinanzi a tanta bellezza e
maestria nella danza.
Danza aerea
Danza che si libra
Danza vorticosa
Danza primordiale
Danza estetica
Danza di omaggio
Danza della dea ’Urataetae
Danza divina
Heiva, nome attribuito dalle principesse Teriʻimārau e Tekau.
In passato, le donne non danzavano in gruppo, bensì individualmente.
Solo poche donne selezionate, scelte per la loro bellezza e abilità, danzavano in gruppo. L’insegnamento era impartito dagli ’Arioi; all’epoca, lo ’ori Tahiti era noto come hura, termine adottato da americani e hawaiani, dando origine al nome hula di radici polinesiane.
Il to’ere, noto come tokere nelle isole di Aitutaki, Atiu, Mitiaro e Mauke, pate a Rarotonga e Samoa, ove a Mangaia: è uno strumento a percussione polinesiano. Viene utilizzato nelle orchestre tradizionali per accompagnare la danza e la musica polinesiana.
Originario delle Isole Cook, fu probabilmente introdotto in Polinesia francese in epoca relativamente recente, dagli abitanti delle Cook giunti a lavorare nelle piantagioni di Tahiti o nelle miniere di fosfato di Makatea tra il XIX e il XX secolo. Il suo arrivo a Samoa è attribuito ai missionari della London Missionary Society.
Il to’ere, tamburo a fessura in legno suonato con delle bacchette, oggi elemento imprescindibile di ogni orchestra polinesiana, probabilmente non era ancora giunto a Tahiti alla fine del XVIII secolo. Esisteva tuttavia uno strumento equivalente noto come ’ihara, ricavato da un lungo internodo di bambù dotato di una fessura longitudinale che veniva disposto orizzontalmente a terra e percosso con delle bacchette.
I battenti in madreperla utilizzati dal capo del corteo funebre fungevano principalmente da strumenti di segnalazione. I polinesiani conoscevano il titapu, lo scacciapensieri.
Tō’ere
E aha ho’i te ’ori ’aore e ’upa’upa
E aha ho’i te ’upa’upa ’aore e tō’ere
’Aita e parau tō te ’ori ’aita e ’upa’upa
’Aita e parau tō te ’upa’upa ‘aore e tō’ere
’E’ere anei ?
’Atutū te parau o te tō’ere
’ati a’e te moana nui a Hiva
Tō’ere, tōkere, patē, ’ōve, ‘īhara !
Tō’ere arata’i, tō’ere tāmau, tō’ere tāhape
E ti’ara’a rau tō na i roto i te ta’ira’a ’upa’upa
Tei hōro’a i te au ’e te navenave o te ’ori Tahiti
Nā tātou terā! E ti’a i te fa’ahiahia!
Tō’ere, Idiofono
Cosa sarebbe la danza senza le percussioni?
Cosa sarebbero le percussioni senza il tō’ere?
La danza non avrebbe alcun significato senza le percussioni.
Le percussioni non avrebbero alcun significato senza il tō’ere.
Non sei d’accordo?
La storia del tō’ere è rinomata in tutto il Pacifico.
tō’ere, tokere, pate, ’ove, ’ihara!
tō’ere principale, tō’ere di supporto, tō’ere ornamentale:
Assume diversi ruoli all’interno della melodia delle percussioni
che dà il ritmo alla danza polinesiana.
Questo ci appartiene; dobbiamo esserne orgogliosi.
HIMENE TUKI
Kia oranga tatou e te katoatoa… i teia araveianga e
t : kia kite kotou e te iti tangata…
tikita’a e te pa’u mango hi’a hi’a… ’ara’ura ’enua e
v : tokere, te pa’u tikita’a e te pa’u mango… ’a te ’ara’ura ’enua e
t : rutu rutu te pa’u, rutu rutu tokere… ti ti pum pum pum te reka hi’a hi’a… mahukana e
v : pora pora, puarata pā te mata’i tariaria, ’otamu, mahukana e
t : ’a’a hi’a hi’a tararara, tararara (4x)
v : arapo, napoko, perau, ’ina… fa’aruru, moorea hakapa’u e
Amui
akarongo mai anga e te katoatoa… i te nukanuka o te tangi ka’ara
e tama mā, mā’ine mā.. konikoni tatou… i teia pō
e ha e
Canto Tuki (delle isole Cook)
Salute e benvenuto a tutti noi, in questo incontro
Che tutti voi, gente riunita qui, possiate assistere
Risuona il grande tamburo dalla pelle di squalo… nella terra della lunga onda
Risuona l’idiofono, il tamburo, il grande tamburo dalla pelle di squalo… nella terra della lunga onda
battete il taburo, battete l’idiofono… ti ti pum pum pum con entusiasmo fino a Mahukana
Levatevi con entusiasmo tararara, tararara (x4)
arapo, napoko, perau, ’ina… fa’aruru, moorea hakapa’u e (nomi di ritmi polinesiani)
Insieme
ascoltate tutti il ritmo… ascoltate il suono del tamburo cerimoniale
Ragazzi, ragazze… danziamo insieme e ha e
PᾹ’Ō’Ᾱ
Tamari’i Fare ’Upa R au
’Ei ni’a, ’ei raro
Tā’iri ke Tō’ere i Tahiti nui
Tā’iri ho’e, Tā’iri piti ke Tō’ere
E rutū ke ta’i navenave o te ’upa
E he Tā’iri ke Tō’ere i Tahiti nui e hi
A ha ke ta’i navenave o te ’upa e ha
’Upa e hi, ’upa e ha, ’upa ta’i navenave
I te reo raroto’a i te hiti tautau ē
Tō’ere, tōkere, ’ove, pātē te reo iti ē
Nā raroto’a mai i Tahiti nui te ta’ira’a mai
’Ati atū nā poro ’e ha o te ao ē
E he Tō’ere, tōkere, ’ove, pātē ē hi
A ha ’ati atū nā poro e ha !
Tamari’i fare ’upa rau ē
E tū i te rā’au, tū ! E tū i te rā’au, tū !
E tū i te rā’au tū !
Danza ritmata
Ragazzi del Conservatorio
In alto, in basso
Percuotete il tō’ere nella Grande Tahiti
Un colpo, due colpi: il tō’ere
Il suono dello strumento risuona in un ritmo armonioso.
Percuotete il tō’ere nella Grande Tahiti
E he! Una melodia armoniosa dallo strumento, e he!
Suoniamo e danziamo al ritmo di quel ritmo melodioso,
Alla voce di Rarotonga che giunge dall’altro capo del mondo.
Tō’ere, tōkere, ’ove, pātē: nomi diversi
Che risuonano da Rarotonga a Tahiti
E fino ai quattro angoli del mondo
E he! Tō’ere, tōkere, ’ove, pātē, hi!
Attraverso i quattro angoli del mondo
Figli del Conservatorio
Sollevate le bacchette e tenete il ritmo
HIVINAU
’Ei raro, ’ei ni’a !
E tū te rā’au tū ! e tū te rā’au tū
E tū te rā’au tū !
E tū ē, e rutu ē, e rapu ē
E rutū ke tahua To’atā i te ’ori na ’oe ē
’Upa noa mai te ’upa’upa ta’i navenave
’Ia re’a te ’ori, ’ia re’a te ’upa’upa
’Ia re’a tātou ē
Toma te ’avae ke Tā’iri Tō’ere ē
Tāmau e tāmau te ’ava’e nā ’oe ē
Fa’arapu ke tohe ke ta’i ’upa ē
’Ia re’a te ’ori, ’ia re’a te ’upa’upa
’ia re’a tātou ē
Tahua To’atā ke tahua heiva Mā’ohi ē
Rāhiri hia e te fare ’upa rau ē
Nō ’oe ke tama fare ’upa rau ē
’Ia re’a te ’ori, ’ia re’a te ’upa’upa
’ia re’a tātou ē
In alto, in basso
Solleva la bacchetta e tieni il tempo!
Alzati, percuoti i tamburi e ondeggia i fianchi:
la piazza To’atā vibra della tua danza.
Al suono melodioso degli strumenti
Lascia che la danza risplenda, che la musica risplenda…
Irradiamo luce
Il battito del Tō’ere detta il ritmo ai tuoi piedi
Mantieni il tempo, mantieni il tuo ritmo
Ondeggia i fianchi al suono degli strumenti
Lascia che la danza risplenda, che la musica risplenda…
Irradiamo luce
La piazza To’atā è luogo delle feste tradizionali
Aperta dal Conservatorio
Per te, figlio del Conservatorio
Lascia che la danza risplenda, che la musica risplenda
Irradiamo luce
’APARIMA AMUI: BENITIA
Porapora Porapora e…Porapora te pehe !
Fa’aruru te mātini Benitia iti ē
I te ava nō Pape’ete, ueue te miti
Ua fa’ahe’e e tītau i te uahu ē
Tōrea te manu rere ra nā ni’a
E au atu ra te hāruru mātini a Benitia
Mai te ta’i pehe iti navenave
Tei au hia ’ia fa’aro’o hia atu
Porapora Porapora e…Porapora te pehe !
Porapora Porapora e…Porapora te pehe !
Fa’aruru te mātini Benitia iti ē
I te ava nō Pape’ete, ueue te miti
Ua fa’ahe’e e tītau i te uahu ē
In Polinesia i ritmi nascono dai rumori che si sentono abitualmente: il ritmo Bora Bora nasce dal motore della nave Benitia che univa Pape’ete all’isola di Bora Bora.
Danza gestuale insieme: Benitia (nave)
Bora Bora, Bora Bora sì… Bora Bora il ritmo
Il motore della Benitia ronza.
Il mare ribolle nel canale per Pape’ete.
L’imbarcazione scivola verso la banchina.
Il piviere dorato (uccello) solca il cielo.
Il rombo del motore della Benitia è come una melodia,
piacevole all’udito, tanto da far desiderare
di trasformarlo in un motivo musicale:
una canzone tradizionale di Bora Bora.
Bora Bora Bora Bora sì… Bora Bora il ritmo
Bora Bora Bora Bora sì… Bora Bora il ritmo
E ho’i i te papa
E ho’i i te papa,
’ia ’ite ’oe te aura’a o tā ’oe e patu ra
Hou i te patu, e ha’api’i
Hou i te fa’a’āpī, ’ia māramarama maita’i
Hou i te fa’atae, ’ia mau.
Mai te hō’ē tītīraina tei tu’uhia i ni’a i te miti, ’ua riro te ha’api’ira’a ’ei ’ōmuara’a.
E fafā, e ’aifaito, e ’ite i te mau vāve’a hou a tere ai.
Mea nā reira ’ia fa’aineine i te tere.
Nā roto i te ha’apa’arira’a i te mau papa,
e pāpū ai te tamaura’a o te tā’ere Mā’ohi, e mau tamau ai te mau faufa’a,
e ti’a ai ’ia tātou i te fa’afāna’o i te u’i hou i te tamaura’a i te ’avei’a mā te ti’aturi.
E ha’amata te tere ’aua’e māoti te mau papa…e mea nā īa reira te va’a e nu’u ai i mua
Tornare alle basi
Tornare alle basi significa dare un senso a ciò che costruiamo.
Prima di creare, dobbiamo imparare.
Prima di innovare, dobbiamo comprendere.
Prima di trasmettere la conoscenza, dobbiamo padroneggiarla.
Come una piccola piroga a bilanciere, la tītīraina, sulla laguna, ogni tappa dell’apprendimento segna un nuovo inizio.
Osserviamo, troviamo l’equilibrio e scopriamo le correnti prima di avventurarci in mare aperto. È così che ci prepariamo al viaggio.
Rafforzando le nostre fondamenta, garantiamo la continuità culturale, preserviamo i nostri valori e permettiamo alle generazioni future di proseguire il cammino con fiducia.
Il viaggio inizia sempre dalle basi… ed è così che la piroga avanza.
TᾹ’U TĪTĪRᾹINA
Horohoro noa atu ra vau
Nā te pae tahatai
E tāpapa i tā’u tītīraina
’Ua hirohiro nā ni’a i te miti
Nā te pae tahatai tō’u horora’a
E tā’u vīvī e i tō’u nei rima
E tu’u i ni’a i te moana
Ha’utira’a nā’u e te tama ē
Mareva mai ’oe i tā’u ’āi’a
E tā’u tītīraina, tōtō’ie iti ē
Ei marotai nō’u e te tama Mā’ohi
’Ia tau noa atu ’oe i te ano ē
Puhi mai ra te mata’i i reira
Tūra’i marū i tā’u tītīrāina
’Ua tūhura na ni’a i te miti
Tā’u tītīraina, tōtō’ie iti ē
Tempo delle barchette
Iniziai correre senza sosta lungo il mare,
inseguendo la mia piccola piroga di legno
mentre sfrecciava sull’acqua.
Corsi lungo la spiaggia,
con il mio giocattolo in mano,
per affidare al mare
il gioco della mia infanzia.
Porta con te la mia eredità,
piccola piroga di legno, mio giocattolo,
deponila come un’offerta, dono del mare
per il bambino Mā’ohi,
affinché possa continuare a navigare oltre gli orizzonti.
In quel momento, il vento iniziò a soffiare,
spingendo dolcemente la mia piccola piroga di legno,
facendola avanzare sulla superficie del mare
la mia piccola piroga, il mio giocattolo.










